Ufo Diapolon

Ariecco la rubrica sui cartoni animati e oggi vi parlo di “Ufo Diapolon”. La storia parla di Takeshi, un orfano che un giorno scopre di essere il figlio del re del pianeta Apolon, dove era scoppiata una sanguinosa guerra a causa del cuore di energia. Il re prima di morire aveva nascosto la chiave dell’energia nel petto di takeshi e gli servirà per far funzionare il robot Diapolon…

“Ufo Diapolon” è stato prodotto nel 1976 ed è arrivato in Italia nel 1982 su varie reti private. Si sviluppa in soli 26 episodi ed è un robot con una mecha molto atipica. Infatti il pilota Takeshi non è un vero e proprio pilota in quanto il suo corpo cresce a dismisura fino a diventare una sola cosa con la corazza di Diapolon, che ha l’aspetto di un giocatore di football americano perennemente arrabbiato. Quest’ultimo elemento lo ritroviamo anche nelle divise dei ragazzi che pilotanole astronavi. Diapolon inoltre nasce dalla fusione di tre robot: Edda, Trangu e Legga

“Ufo Diapolon” riscosse un buon successo di pubblico e anche di critica, proponendo la figura del gigante arrabbiato ma buono. All’epoca piacque molto il fatto che il robot altro non era che Takeshi stesso e non solo un pilota che comanda il tutto da un piccolo veicolo posto di solito sulla testa del robot. Molto varia anche la schiera dei cattivi, l’impero dei Dazaan, che si vogliono impadronire dell’energia di Takeshi per ristabilire un ecosistema accettabile sul loro pianeta, che in seguito a un disastro ecologico ha portato a orribili mutazioni sui loro corpi.

La sigla è stata affidata ai Superobots e a mio avviso è una delle più belle che siano mai state fatte per un cartone sui robot: molto malinconica, base stupenda, melodia meravigliosa… ma che volete di più? Ascoltatela e volate su nel cielo…

Voto al cartone: 7+

Voto alla sigla: 10 e lode

Fattore anni 80: 6



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