The woman in black

Londra, fine ‘800. Arthur Kipps (Daniel Radcliffe) è un giovane avvocato tormentato per aver perduto la moglie 4 anni prima quando lei ha dato alla luce il loro figlio. Lo studio legale presso cui lavora lo manda in uno sperduto villaggio dell’entroterra inglese per visionare dei documenti che una loro cliente, ormai deceduta, ha lasciato in una vecchia casa abbandonata da anni. Ma Arthur, oltre ad aver a che fare con dei cittadini a lui ostili, si imbatterà in una donna completamente vestita di nero che sembra essere un fantasma che dimora in quella casa….

Adattamento dell’omonimo romanzo gotico di Susan Hill e diretto da James Watkins (“Eden Lake”), arriva nelle sale italiane “The woman in black”, primo film interpretato da Daniel Radcliffe dopo il successo planetario della saga di Harry Potter. A prima vista sembrerebbe il solito film sulle case infestate dai fantasmi e in effetti lo è. Ma “The woman in black” si presenta in realtà come un horror raffinato e di gran classe, dominato da una fotografia eccelsa che gioca incredibilmente con giochi di ombre e penombre, complice anche la campagna inglese ricca di nebbia, doverosa in un film del genere. Ovviamente la tensione è tenuta tutta da porte cigolanti, rumori improvvisi, ombre che passano all’improvviso. Per far tutto questo però sembra che il regista si sia ispirato molto alla cinematografia horror nipponica di questi ultimi anni, come “The ring” o “The grudge” ma tradotto con lo spirito di un film europeo. Il risultato è un trionfo di suspense e di paura, con una trama molto accattivante che porta lo spettatore a voler andare fino in fondo alla faccenda, sapendo che più si va avanti più si va incontro alla paura. Molto buona la prova di Daniel Radcliffe che con questo film ha dimostrato ampiamente che nel suo curriculum non può esserci solo il maghetto della Rowling. Complimenti.

Giudizio critico cinematografico: cominciate a crederci!!!

Voto al film: 8+

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