Telegram

La rubrica su Bjork oggi è incentrata su “Telegram”, un album di remixes. Pubblicato nel 1996, “Telegram” veste di abiti nuovi i brani dell’album precedente “Post”. In realtà Bjork ha sempre parlato di “Telegram” di come in realtà avrebbe voluto che fosse “Post” quindi più che vestire i brani con abiti nuovi lei ha sempre parlato di canzoni quanto più nude possibile. E in effetti le tracce dal punto di vista musicale risultano scarne e deliranti, come se fossero in crisi di astinenza da almeno tre settimane: basta ascoltare le sonorità dei remixes di “Possibly maybe”, “Enjoy” e “Army of me”. Fanno un po’ eccezione “I miss you”, qui riletta in chiave hip hop, e la splendida versione di “Hyperballad” qua eseguita con il Brodsky Quartet che ha spalancato la porta alle sonorità di “Homogenic”. Fra le tracce del disco figura anche “My spine”, b-side del singolo “It’s oh so quiet”. Il disco non andò proprio bene sia in gran Bretagna che negli Stati Uniti. La copertina del disco è stata realizzata dal fotografo giapponese Nobuyoshi Araki. Più che un album di remixes, io parlerei comunque di una versione alternativa dell’album “Post”: ecco quello che per me rappresenta “telegram”.

Voto al disco: 6+

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