L’unico uomo che abbia mai amato

meanddad

Spesso la vita ti mette di fronte a delle situazioni a cui tu non sai come riuscirai a reagire o ad affrontarle. Nel caso mio si è trattato di una delle prove più difficili con cui avere a che fare. Noi siamo abituati fin da piccoli a vedere i nostri genitori come i nostri punti di riferimento quindi sempre lì, forti come degli alberi secolari. Ma quando cresci il tempo passa e così anche per i tuoi genitori e quando ti fai grande non sei abituato a vederli in determinate situazioni. Io non sono mai stato abituato a vedere mio padre nel letto di un ospedale e non sono mai stato abituato a vedere che piano piano mi stava lasciando. Il 31 Ottobre scorso papà se n’è andato di notte risparmiandosi una serie di sofferenze che avrebbero straziato anche tutti noi. Papà, quando ci siamo salutati ti ho detto che spero che tu sia stato fiero di me perchè io di te lo sono sempre stato. E dopo che te ne sei andato, ho saputo quanto hai aiutato anche gli altri senza chiedere nulla in cambio ma solo perchè hai sentito di farlo e non posso che essere ancora più fiero di essere tuo figlio. Grazie a te mi hai fatto sentire davvero importante e amato senza mai farmi sentire diverso da tutto il resto del mondo. Io non ho la forza di mamma, delle mie sorelle e di tua nipote ma farò di tutto per non lasciarle mai da sole anche se io so che avrò sempre e comunque bisogno di te. Grazie per il tuo amore per la musica, grazie per avermi insegnato l’inglese, grazie per il tuo amore per il cibo, grazie per il tuo amore per il lavoro, grazie per la vita e grazie per essere stato il padre migliore che chiunque vorrebbe avere.

Con amore e per l’eternità

Tuo figlio Cristian

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2 risposte a L’unico uomo che abbia mai amato

  1. Sandro ha detto:

    Carissimo zio Ciccio, noi ci siamo visti poco nel corso di questi lunghi quarant’anni. Ogni anno ci incontravamo non più di una decina di volte, spesso durante delle festività caratterizzate da una turbinio di gente urlante e festante, quasi mi sembrava di essere quello capitato lì per caso,: Mi sentivo perso,col mio carattere timido ed il fatto di non conoscere buona parte degli invitati: visi ignoti fra le luci.
    Tu invece eri sempre lì, a mescolare “vecchi ” e “nuovi” con quel sorriso sempre smagliante, quella cameratesca manata sulle spalle che scuoteva il torace come una grancassa, un gesto che valeva più di un invito scritto e chiedeva non solo di mettersi comodi , ma quasi : “Fate come se foste a casa nostra: pochi gesti che valevano più di mille parole.
    Erano gesti che ad un osservatore disattento potevano sembrare un po’ grossolani, ma che nascondevano tutta la sincera umanità di cui solo tu eri capace.
    Umanità che hai dimostrato negli anni aiutando tanta (forse troppa) gente, senza indugiare molto sul grado di conoscenza o sulla possibilità di riceverne qualcosa in cambio in futuro. Eri armato solo e sempre con quell’istintiva naturalezza e spontaneità che è propria dei bambini e che si perde nel corso degli anni , soffocata in un mare di opportunismo.
    La naturalezza non l’hai mai persa, quella che ti portava a legare immediatamente con persone appena conosciute ed a provare una profonda empatia. Ed ecco che una cosa banale come l’acquisto di un paio di lenti si trasformava in una occasione anche di svago, caratterizzata da una serie di scenette simpatiche che divertivano grandi e piccini;un semplice acquisto era l’occasione per fare due chiacchiere con Don Franco, sorseggiando un buon caffè che tu offrivi sempre ai visitatori.
    La tua profonda e sincera devozione per le persone anziane, è qualcosa che io ho osservato ed ammirato fin da bambino, Credimi caro zio, il tuo rapporto con chi è avanti con gli anni, è il piatto forte di molti racconti che io faccio ai miei alunni;quando inutilmente tento di far loro la morale sul rispetto che si deve a chi ha molti più anni di noi. Sono sicuro che non te ne dispiacerà!
    In quei frangenti,scompariva l’istrione ed il tre ore di buon umore; la manata sulla spalla si trasformava in un filiale abbraccio a questo ospite di riguardo, al quale toccava la sedia di capotavola e l’onore sincero di essere servito per primo. Scomparivano anche le battute un po’ più informali ed eri tutto per lui. Ancora ricordo le tue premure, quando chiedevi loro se il cibo era di loro gradimento o afferravi con la tua manona larga la bottiglia del vino, affinché l’ospite senza cerimonie potesse gradire un bicchiere del tuo memorabile vino rosso. Per te non c’erano mode o stravaganze copiate da quel maledetto aggeggio che si chiama televisione!Il “Voi” era d’obbligo, ed il “Signor” o “Don” pure. Su questo non hai mai scherzato.
    Il mio nonno ,Gaetano Bottone,( per non confonderlo con l’altro mio nonno Gaetano) era contentissimo di venirti a farti visita nonostante gli ottanta anni che aveva e la sua salute malferma. Io a distanza di oltre trent’anni ricordo ancora con emozione immensa questa scena.
    Bene, ora ho parlato troppo ed a te non piaceva chi si dilungava più del dovuto:mi adeguo!
    Te lo ripeto, noi ci siamo visti poco, ma una cosa è sicura mi manchi già tanto.
    Ciao da Sandro

  2. Antonio ha detto:

    E’ stata un “colpo” che mi ha beccato in pieno, accanto a una ferita mai chiusa.
    Crescere per me è stato un po’ complicato, ma tu lo sapevi benissimo e credo che quando uno capisce certe difficoltà, perché le ha vissute in prima persona, è anche in grado di dare quel qualcosa in più rispetto agli altri. Ho sempre ammirato l’allegria, il savoir faire e quell’intramontabile ottimismo, che solo oggi sono riuscito a fare mio. Anche se non lo sai, ho imparato da te tante cose, capisci bene che mi serviva un riferimento… i bambini assorbono dai propri miti.
    Se ci penso molti dei miei ricordi migliori li devo a te e alla tua famiglia.
    Grazie di tutto
    Antonio

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