Saint Seiya: Soul of Gold

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Riecco la rubrica dedicata ai carotin animati e, dato che l’ho appena finito di guardare, oggi voglio parlarvi di “Saint Seiya: Soul of Gold”. Durante l’incursione di Pegasus e soci nei Campi Elisi per salvare la dea Athena dalle grinfie del dio Ade, i dodici Cavalieri d’Oro, che hanno dato la vita per abbattere il Muro del Pianto negli Inferi, vengono riportati stranamente in vita e si ritrovano nelle fredde terre di Hasgard. Qui Ioria del Leone incontra Lifia, una dama del palazzo di Hilda di Polaris che lo informa che la sacerdotessa di Odino è stata deposta per un malore e al suo posto è salito Adreas, il medico di corte che ha richiamato altri sette cavalieri di Hasgard e vuole fare in modo che l’albero sacro dell’Yggdrasill dia il suo frutto: la temibile lancia Gugnir con cui assoggettare il pianeta. Toccherà ai Cavalieri d’Oro fermare la nuova minaccia e distruggere l’albero proibito.

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Spin off della serie originale creata da Masami Kurumada, “Saint Seiya: Soul of Gold” è stata concepita per dare molto più spazio ai Cavalieri d’Oro, amatissimi dai fans di qualsiasi stagione della saga e sempre poco presenti, se escludiamo la corsa alle stanze del Gran Sacerdote nella prima stagione. In realtà la serie sarebbe stata concepita per immettere poi sul mercato i modellini delle nuove armature divine dei Cavalieri d’Oro e quindi si è gridato alla pura strategia di mechandising. Onestamente? Non me ne potrebbe fregare di meno: mi basta che le avventure dei guerrieri di Athena continuino ancora. L’ambientazione è di nuovo Asgard, l’animazione è molto buona ma si vede che i fondi stanziati per questa nuova serie sono stati limitati. Anche se si è cercato di rimanere fedeli agli originali, la caratterizzazione dei personaggi risulta alquanto cambiata, sia per aspetto, visto che risultano tutti ringiovaniti di qualche anno, che nel carattere, come nel caso di Death Mask e Aphrodite. Quel che si evince da questa nuova serie è che è stato dato molto più spazio al lato umano dei Cavalieri piuttosto che a quello guerriero, rendendoli più simili ai Cavalieri di Bronzo. Non mi sè piaciuta la caratterizzazione dei sette Cavalieri di Asgard, l’ho trovata un po’ troppo forzata mentre ho apprezzato tantissimo quella di Adreas.

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I tredici episodi sono stati trasmessi in streaming su varie piattaforme, per l’Italia su Daisuki, Cruchyroll e YouTube. Non è stato realizzato alcun doppiaggio in italiano, almeno per il momento. Vedremo se verrà realizzata una versione per l’home video con doppiaggio in italiano.

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Per la sigla è stato usato un riarrangiamento di “Soldier dream”, la canzone originale della serie di Asgard e di quella di Nettuno ed è stata eseguita dai Root Five. Non so se in seguito ci sarà anche un’edizione italiana della sigla ma per il momento ci va bene così.

Voto al cartone: 6,5

Voto alla sigla: 6-

 

 

 

 

 

 

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