Beyblade

Per la rubrica dedicata ai cartoni animati, che ho tralasciato un po’, oggi vi parlo di “Beyblade”. Takao è un accanito giocatore di beyblade, trottole molto speciali. Un giorno riceve il bit power Dragoon e grazie a questo vince il campionato nazionale. Il presidente quindi decide di formare una squadra con i primi quattro classificati in vista del campionato mondiale. Takao quindi parte in giro per il mondo assieme a Rei, Hai e Max per sfidare nuovi e potenti avversari.

“Beyblade” è un anime prodotto dalla Madhouse e tratto dall’omonimo manga. Gli scontri fra le trottole con i bit power che raffigurano un animale di sicuro a molti potrebbero far ricordare gi incontri dei Pokemon, cosa che a mio avviso è assolutamente vera: infatti “Beyblade” ricalca un po’ sulla falsariga l’anime dei mostri tascabili. Ciononostante “Beyblade” risulta meno scanzonato e più serioso, con argomenti che vanno dalla crescita interiore all’amicizia e ai rapporti interpersonali, delegando gli scontri in un secondo piano, anche se alcuni sono davvero avvincenti.

L’anime è stato ovviamente oggetto di una grande campagna di merchandising e di organizzazioni di tornei veri e propri in alcune fumetterie. L’anime è composto di tre serie: “Beyblade”, “Beyblade V Force ” e “Beyblade G-Revolution”, ai quali si aggiunge uno spin off intitolato “Beyblade Metal Fusion”, composto da ben quattro stagioni.

In Italia la prima stagione di “Beyblade” è andata in onda su Italia 1 nel 2003, riuscuotendo un buon successo di pubblico, cavalcando anche l’entusiasmo verso i Pokemon che in quel periodo erano al massimo della loro notorietà anche nel nostro Paese. In seguito tutte le altre stagioni e gli spin off sono state mandate in onda sempre prima su Italia 1 e in seguito sui vari canali satellitari, riscuotendo però un tiepido successo rispetto alla prima serie.

La prima sigla di “Beyblade” è stata cantata da Giorgio Vanni, così come quella della seconda stagione usata anche per la terza. Pezzo molto rocchettaro che ho apprezzato molto, anche se nello stile di Giorgio Vanni le sigle tendono ad usare sempre la stessa base musicale. Tuttavia credo si tratti di una buona sigla, sicuramente una delle più belle di quel periodo.

Voto al cartone: 7

Voto alla sigla: 7+

 

 

 

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Molly

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi son reso conto che non vi ho ancora parlato di Molly. Questa palla di pelo che vedete nella foto da Gennaio è entrata a far parte della nostra vita. Dopo Chica ci eravamo promessi di non volere più un cane con noi. Ma l’amore che Chica ci ha lasciato era davvero troppo grande per poterlo tenere tutto dentro di noi senza riversarlo su altre quattro zampe. Questa foto l’ho scattata a Marzo, ora Molly ha 9 mesi ed è un’adorabile peste come non ne avevamo da tempo. Scommetto che papà l’avrebbe adorata e viziata come non mai. Non dimenticherò mai Chica, Kyra, Bianca, Assia e tutti gli altri amici pelosi che hanno reso casa nostra un posto meraviglioso. Non te l’ho ancora detto: Molly, benvenuta in questa gabbia di matti!!!!

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Il concerto di Carmen Consoli

Giovedì sera sono stato al concerto di Carmen Consoli e non posso non parlarvene perchè ne sono stato davvero entusiasta. Dopo la performance dei bravissimi supporters, che hanno proposto brani in siciliano, l’atmosfera al teatro dell’Auditorium di Roma sale e la leggera brezza di una sera estiva mi fa capire che sarà qualcosa di magico. La piccola orchestra di Carmen compare piano piano sul palco fra meravigliosi giochi di luci e accordi musicali e infine arriva lei, con un lungo vestito scuro, scarpe altissime e i capelli che le scendono sul viso e il pubblico la acclama a gran voce. E si comincia con un pezzo in siciliano, non so se suo o tradizionale, ma Carmen vuole portarci nel suo mondo, nella sua Catania, nella sua meravigliosa terra attraverso le sue canzoni ma non solo. Sul palco arrivano anche le storie della sua famiglia, quindi si avvicendando le canzoni dedicate al padre, alla madre e allo zio ed è come se il pubblico si stringesse attorno a lei in un unico grande abbraccio. Ad un certo punto l’orchestra si congeda e rimane da sola con la sua chitarra e il suo pubblico e il momento diventa ancora più intimo. Le canzoni della sua ventennale carriera si susseguono fra alcune hit come “L’ultimo bacio”, “Fiori d’arancio”, “Mandaci una cartolina”, “Confusa e felice”, “Amore di plastica”, “L’eccezione”, “PArole di burro”, “Guarda l’alba”, “Geisha”, “Venere” e altre più di nicchia ma non per questo meno belle. La voce e profonda, calda, in alcuni punti non proprio pulita ma a un’artista come lei si può perdonare tutto. Sul palco non ho visto la ragazza alternativa di una ventina di anni fa coi capelli corti e la chitarra in mano ma una splendida donna, una mamma, una cantautrice, un’artista a tutto tondo che spero continui ad emozionarci coi suoi testi profondi e ricercati e con la sua musica, che ci fa vedere la Sicilia come non una terra martoriata da innumerevoli problemi ma come un posto bellissimo, di cui spesso ci dimentichiamo un po’ troppo spesso.

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Notizie congiunte

La notizia della settimana è arrivata congiuntamente dai due diretti interessati: sto parlando di Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo. La notizia riguarda la loro separazione sentimentale. Peccato davvero: speravo si trattasse del loro definitivo ritiro dal mondo della musica.

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La libertà di essere ignoranti

È da ieri che sta facendo il giro del web questa conversazione su Whatsapp fra i proprietari di una casa, o un b&b forse, e una coppia di omosessuali. Oltre alla tristezza di veder storpiata la lingua italiana in siffatta maniera, ti salgono i conati di vomito quando leggi ancora certe cose. Quell’aborto mancato di Mario Adinolfi poi non ha mancato di dire la sua. Vorrei comunque rispondergli che in Italia vige la democrazia quindi ognuno di noi è libero di affittare o meno la propria casa a chi voglia, esattamente come io e altri milioni di persone siamo liberi di pensare che siete gentaglia piccola così. Le risate ce le faremo quando finalmente in Italia sarà in vigore la legge contro l’omofobia e vi converrà emigrare all’estero, preferibilmente in uno di quei paesi dove l’omosessualità è considerata un reato, assieme a tante altre cose che vi rendono uomini liberi. Comunque complimenti per l’ottima pubblicitá che vi siete fatti: siete vergognosi e cercate di finire le elementari, quando avrete tempo e voglia.

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Spider-Man: homecoming

Dopo la sua avventura con gli Avengers, il giovane Peter Parker (Tom Holland), alias Spider-Man, torna alla sua vita quotidiana a casa con la zia May (Marisa Tomei) e sotto l’ala protettrice di Tony Stark (Robert Downey jr.), che gli fornisce gli strumenti per dimostrare quanto vale per potersi unire alla squadra. Ma quando compare l’Avvoltoio (Michael Keaton) che minaccia la sicurezza mondiale, Peter vede un’occasione non solo per mostrare il suo talento ma per far vedere chi è veramente.

“Spider-Man: homecoming” è uno dei blockbuster di questa calda estate e diretto da Jon Watts (“Clown), che ha partecipato anche alla sceneggiatura. Ennesimo reboot del famoso supereroe, rispetto ai film delle due precedenti saghe qui troviamo un Peter Parker quindicenne con tutti le problematiche adolescenziali, quindi i problemi a scuola, i primi battiti amorosi, la difficoltà di farsi strada in un mondo troppo grande per un ragazzino. Siamo stati abituati a vedere un personaggio diverso da quello proposto in “Spider-Man: homecoming” ma credo che l’obiettivo sia stato ampliamente centrato. La storia si incastra molto bene con quella dei vari film della saga degli Avengers, anche se non la intacca più di tant, risultando a volte un po’ troppo esterna. Ho trovato Tom Holland davvero convincente nei panni di Peter, Robert Downey jr. sempre magnifico, qui in versione più paterna rispetto a tutti i film precedenti, un po’ sottotono Marisa Tomei, che interpreta una zia May completamente slegata da tutto il contesto. Ritmi incalzanti, buona la colonna sonora di Michael Giacchino, buoni effetti speciali e soprattutto sonori. Non è certo ai livelli della saga firmata da Sam Raimi ma io l’ho trovato davvero gradevole.

Giudizio critico cinematografico: bentornato, Bimbo Ragno

Voto al film: 6

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Chester Bennington

A volte vorrei non scrivere certi post sul mio blog, perché vorrei che nulla di tutto questo fosse accaduto. Chester Bennington, cantante dei Linkin Park, uno dei miei gruppi preferiti, si è tolto la vita ieri a 41 anni, lasciando moglie e sei figli. Queste son cose che io non riuscirò mai a capire: nonostante il successo, nonostante la fama, i soldi, il talento, l’amore, nonostante tutto il cuore degli uomini a volte resta ancora un mistero. Scegliere di morire è un gesto terribile e incomprensibile, almeno per me. Io credo che i Linkin Park continueranno la loro carriera anche se non sarà facile, anche perché il loro nuovo disco è uscito pochi mesi fa e a riascoltare il bellissimo singolo “Heavy” ora fa quasi impressione. La voce di Chester continuerà a urlare fin quando la musica dei Linkin Park verrà ascoltata, soprattutto in capolavori come “In the end” e “Numb”. Spero davvero che ora abbia trovato quella pace che qui non è mai riuscito ad avere.

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