Informazioni prioritarie

Ieri ci sono state due notizie, che hsnno catturato l’attenzione degli italiani. La prima è che anche in Italia abbiamo finalmente una legge sul biotestamento, la seconda è che la Disney ha comprato la Fox. Secondo voi l’89% degli utenti di Facebook quale notizia avrà mai condiviso???

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Assassinio sull’Orient Express

1934. Durante un viaggio fra le montagne innevate il treno Orient Express è costretto a fermarsi a causa della neve e si scopre che uno dei passeggeri, Samuel Ratchett (Johnny Depp), viene trovate brutalmente assassinato. Sul treno viaggia anche il famoso ed arguto ispettore belga Hercule Poirot (Kenneth Branagh), che cerchèrà di risolvere il delicato caso. Tra i passeggeri del treno figurano la bella signora Caroline Hubbard (Michelle Pfeiffer), la principessa Natalia Dragomiroff (Judi Dench), il professore Gherard Hardman (William Daefoe) e la devota Pilar Estravados (Penelope Cruz). E tutti sono sospettati…

“Assassinio sull’Orient Express” è il remake dell’omonimo film del 1974 con Sean Connery tratto da un romanzo di Agatha Christie ed è stato diretto da Kenneth Branagh (“Gli amici di Peter”, “Molto rumore per nulla”, “Frankenstein di Mary Shelley”, “Hamlet”, “Thor”, “Cenerentola”), che lo ha anche interpretato nei panni di un superlativo ispettore Poirot. Non ricordo molto del film originale poichè ero troppo piccolo quando l’ho visto, quindi eviterò paragoni fra le due pellicole e mi esprimerò esclusivamente sulla nuova versione che ho visto. Premetto che adoro i film con i cast corali e quindi un primo punto a favore per questa nuova versione di “Assassinio sull’Orient Express” ma non è certo solo questo il principale pregio del film. La sceneggiatura curata da Michael Green si combina alla perfezione con l’interpretazione del cast, in particolar modo Branagh, Pfeiffer, Dench e Depp, e dal punto di vista tecnico trucco, scenografia e costumi completano il tutto in un’armonia corale. Lo spettatore resta sempre attento durante le quasi due ore di proiezione e sale di brutto la curiosità per sapere la verità, non solo per il nome dell’assassino ma anche per il movente,scoprendo un quadro molto più complesso di quello che si riesca ad immaginare. Se escludiamo gli horror di genere slasher, in questi tempi vediamo sempre meno pellicole di genere giallo sul grande schermo ma Branagh è una garanzia, dimostrando ancora una volta la sua versatilità come direttore. Molto bella la canzone finale interpretata da Michelle Pfeiffer. Attendiamo con trepidazione a questo punto il sequel, anch’esso remake ma sappiamo già che non deluderà le nostre aspettative, come ha fatto questo piccolo gioielo.

Giudizio critico cinematografico: siete tutti sospettati!!!

Voto al film: 8,5

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Fake trattati col cuore

Visto che a Natale siamo tutti piú buoni, volevo farvi partecipi di come tratto certe persone su Facebook. Non mi piace quando mi chiedono l’amicizia senza manco presentarsi, peggio ancora se hanno il profilo pieno di immagini sacre, che mi fanno capire di essere dei timorati di Dio e bigotti del cazzo. Mentre sto scrivendo questo post, la tipa mi ha ricontattato mandandomi una foto, presentandosi e dicendo che ha 45 anni. Le ho intimato di sparire assieme al suo bigottismo. Forse avrei dovuto dirle che sono gay: sarebbe svenuta all’istante. Ma perchè mi ha detto che vuole le telecamere poi??

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Il rispetto, quello vero!!!

Qualche giorno fa è venuto a mancare Totò Riina, il boss dei boss della mafia, in prigione ormai da tanti anni. Non sapeo bene cosa scrivere a riguardo e ho voluto pensarci bene, visto l’argomento molto delicato. Come era prevedibile, sui social è scoppiato un vero e proprio finimondo, con gente che esultava per la sua scomparsa e chi, come i familiari o simpatizzanti, esaltava o aveva parole di stima verso di lui. La figlia di Riina ha chiesto il silenzio e il rispetto per il dolore della famiglia. A questo proposito, ho deciso di scrivere e di cominciare questo post con una foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e vi spiego perchè. Il rispetto si dà a chi ha saputo darci qualcosa senza chiedere nulla in cambio, a chi ha saputo rendere la nostra vita meravigliosa, a chi ogni giorno ci fa sentire importanti e a chi ha scelto di proteggerci. Riina non ha mai fatto nulla di questo ma ha consapevolmente scelto di rendere la vita degli altri un inferno, ha consapevolmente scelto di seguire la via del terrore e della malavit, ha consapevolmente scelto che molte persone dovevano morire.Una persona che sceglie tutto questo non merita il rispetto, nemmeno quando muore perchè la vita prima o poi presenta il conto e dobbiamo prenderci tutte le conseguenze delle nostre scelte. Se la gente ha esultato sui social media per la morte di Riina, è soltanto una conseguenza di ciò che lui ha scelto di essere, come è una conseguenza che io e tanti altri abbiamo pensato subito a Falcone e Borsellimo, poichè le loro scelte hanno fatto sì che l’Italia avesse rispetto per loro, ancor di più a oltre 20 anni dalla loro morte.  Chi non ha rispetto per la vita degi altri,non può aspettarsi poi che gli altri non abbiano rispetto per la sua dipartita.

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Il mio viaggio a Praga

Sono secoli che non scrivo una trashcronaca di quelle come dico io e direi che farne una sul mio viaggio a Praga era quasi d’obbligo. Visto anche che è stata la prima volta che son partito da solo.

Giorno 1: la partenza

Non ho trovato un volo diretto da Napoli per Praga e sono costretto a fare scalo a Brescia. L’aereo da Napoli parte alle 9 e, per non rischiare di far tardi, sono uscito di casa alle 6:45. Non so perchè ma ricordavo il posto a sedere di Ryanair più confortevole: va bene che sono ingrassato ma provare la sensazione di una sardina in una scatoletta mi sembra esagerato. Si atterra a Brescia e si prende subito l’aereo per Praga, dove atterro dopo appena un’ora e qui il primo dilemma: prendere il taxi per l’albergo. Non ho idea di quanto costi e chiedo al servizio di taxi aeroportuale e mi dicono che per quella breve distanza mi conviene chiamare un taxi privato: peccato che non abbia linea al telefono e neanche un piccione viaggiatore. Alla fine prendo lo stesso il taxi dell’aeroporto e mi porta all’albergo e mi scuce 600 corone. Vado in stanza e qui scopro una cosa: il letto non è pronto, ci son solo un piumone piegato e uno più piccolo piegato a mo’ di cuscino. Attraverso ricerche approfondite scopro  che in quelle zone le lenzuola sono state proclamate nemiche dell’Unesco assieme al bidet e alle tapparelle. Mi sistemo, riposo un po’ e vado in giro. L’albergo è vicinissimo al capolinea del tram, mezzo principale di Praga, e ce ne sono di due tipi: quello vecchio, che sembra un’astronave di “Star Wars, e quello nuovo, che sembra un’astronave di “Star Trek”. Entrambi sfrecciano a una velocità vicina a quella del suono, tale che nel tragitto avrebbero potuto mettere un giro della morte e la sezione che ti fa la foto durante la corsa. Arrivo in centro e lo giro relativamente poco, anche perchè ho dimenticato di prendere una mappa. Scatto tre foto con la mia nuova fotocamera e sul display compare la scritta “memoria insufficiente”: certo, ho comprato una scheda da 16 gb per fare millemila foto e al massimo ne posso scattare tre. Prima di scaraventare la fotocamera contro un muro, la apro e noto che la scheda non è posizionata bene: tiro un sospiro di sollievo che manco nello spot delle caramelle per la gola e continuo. Il centro è pieno di turisti di tutte le provenienze: mi colpiscono quelli giapponesi, che scattano trentordici foto al negozio di Starbuck’s, quando Praga è piena di monumenti. Si è fatta l’ora di cena e opto per il goulash locale e uma meravigliosa birra. Sono stanco morto, vado a dormire.

Giorno 2: esplorando la città – parte 1

Dopo una ricca colazione, parto alla volta della città e salgo sul tram che mi porta alla fermata della metro e scendo alla più vicina alla piazza principale, dove si trovano la Chiesa della Vergine Maria davanti a Tyn, il Municipio della Cittá Vecchia con il famosissimo orologio astronomico e settordicimila turisti, di cui due quarti giapponesi che camminano con l’asta per i selfie protesa con su il cellulare acceso per vedere meglio la strada.

La piazza e i monumenti sono meravigliosi e io voglio vedere in funzione l’orologio astronomico, che suonerà fra 50 minuti. Poichè mi rompo di aspettare, continuo il giro e arrivo al Ponte Carlo, altro simbolo di Praga. Una passeggiata lì sopra è d’obbligo, così come lo è lo slalom che devo fare fra artisti di strada, ritrattisti, gente che vuole portarti in giro per la città e tre ragazzi vestiti come Paperino che propongono un giro in barca sul fiume. Vorrei pranzare con qualcosa tipico della città e noto che ovunque vi sono locali che elencano le specialità del luogo: pizza, pasta, Cesar’ salad, gelato italiano e un mio sonoro vaffanculo per complimentarmi con i gestori dei locali della zona turistica, quindi ripiego su Mc Donald’s. La mia passeggiata continua e voglio visitare il famoso Castello di Praga, con la meravigliosa Cattedrale di San Vito e un cofano di gente fuori dalle mura che mangiano di tutto e di più.

Per arrivare al Castello ho dovuto fare una strada in salita non indifferente, per poi scorprire che c’è un altro ingresso con una strana perfettamente piana dall’altra parte. Dopo aver imprecato in non so quale lingua morta, mi rendo conto che lo stomaco ha ripreso a brontolaree decido di assaggiare il trdelnik, il tipico dolce d Praga dal nome inpronunciabile che per comodità ho ribattezzato il fldsmdfr, come l’apparecchio nel film “Piovono polpette”. Il fldsmdfr ècostituito da una striscia di pasta arrotolata su un tubo di ferro e fatta cuocere su una brace, per poi essere ricoperta da zucchero e cannella e in seguito riempito con cioccolato, gelato, frutta, pasta e vongole, roast beef, verza e bagnoschiuma: io ho optato per mele e cannella. Torno in albergo per riposarm della scarpinata, mi doccio ed esco per la cena e voglio un vero hamburger di Praga e trovo un posticino davvero niente male e la malinconia si impossessa di me. Lì vicino c’è un locale a tema e vorrei andarci per divertirmi un po’ ma il ragazzo all’ingresso mi dice he prima di mezzanotte non ci sarà nessuno e, visto che son le 22, non mi va di aspettare due ore a vuoto. Me ne torno in abergo più malinconico che mai.

Giorno 3: esplorando la città – parte seconda

Questa è stata la giornata più brutta della mia vacanza e l’ho capito andando a fare colazione nella sala dell’albergo. Di fianco al mio tavolo una simpatica famiglia di indiani o pakistani, non ho capito bene la provenienza, che fanno rmori assurdi mentre mangiano: il papà sgranocchia le sue fette biscottatecon la marmellata con disgustosi rumori e la mamma e il figlio sorseggiano il the risucchiando manco fossero un lavandino. Alle mie richieste di fare meno rumore con la bocca, mi guardano male e continuano peggo di prima. Ora, non mi venite a fare la morale che ognuno al suo paese ha i suoi usi e costumi, perchè a questo punto io avrei potuto mollargliene una lì e dire che nel nostro Paeseè buona abitudine sganciare puzzette a fine pasto. Dopo aver detto loro che sono dei gran maleducati ed essermi beccato insulti in non so quale lingua, continuo a visitare la meravigliosa Praga e mi dirigo al monumento di Venceslao e vorrei visitare il famosissimo Museo Nazionale, che è chiuso per restauri soltanto dal 2011 e che verrà riaperto l’anno prossimo: certo che se la prendono davvero comoda.Lì vicino c’è anche la sede del museo di arte contemporanea, che evito come la peste perchè la detesto, e la stazione di Praga in puro stile liberty, ma solo l’esterno, poichè l’interno è un concentrato di modernità.

La giornata sembra migliorare e credo sia arrivato il momento di visitare un’altra cattedrale tipica di Praga, la chiesa dei santi Pietro e Paolo immersa in uno dei parchi più belli della città. Una strana quiete pervade le strade di questo parco, con la piccola rotonda di San Martino e statue che sembrano uscite da un film malinconico. La chiesa dei santi Pietro e Paolo è davvero bella, all’interno si sta celebrando un matrimonio e quidi aspetto sia finito per poterla visitare.

La visita qui mi ha rincuorato e caricato. Parto quindi alla voltadi un’altra tappa fondamentale, cioè la chiesa di Santa Ludmila. Qui trovo un casino di gente che nella piazza davanti alla splendida chiesa gotica si riunisce e mangia e beve come se fosse un grande ritrovo, sia di turisti che di residenti. Vorei a questo punto assaggiare il famoso vino di Praga e mi metto in coda per un bicchiere e becco poi uno che non parla un accidente di parola in inglese. Io capisco che sono nel vostro Paese ma se lavoratein una delle città più visitate d’Europa come minimo dovreste sapere le basi dell’inglese, anche perchè il ceco non lo parla nessuno se non voi. Mi reco presso un altro chiosco e dei bei fustacchioni capiscono che sono straniero e finalmente riesco a comunciare con loro in inglese.CI sono anche tanti chiochi che servono piatti tipici ma al momento non ho fame. Visito la chiesa e mi rendo conto che lì ci sarà un concertino e la gente si appresta a sedersi. Sul palco vedo degli strumenti un po’ antichi e penso che magari suoneranno qualcosa in stile medievale e invece il gruppetto che ci sale comincia una serie di nenie lagnose che mi fanno scappare. Torno in albergo distrutto, doccia e niente cena, non ho fame per nulla.

Giorno 4: lo zoo di Praga

Devo approfittare del tempo splendido e quindi decidio di dedicare la giornata alla visita del famoso zoo di Praga. Raggiungerlo ci messi èdavvero facilissimo: ho preso il tram, poi la metro, poi l’autous, poi la circumvesuviana, poi la cumana, poi la funicolare, me la sono fatta a piedi per circa tre quarti d’ora e praticamente ci sono arrivato in pochissimo tempo. Lo zoo di Praga ha di particolare che gli animali vivano in spazi ampi che riproducono il loro habitat e tu ci passi in mezzo, pregano qualche santo che tu riesca a vederli. Sì, perchè i simpaticissimi animali dello zoo di Praga ronfano di brutto nelle loro tane, quindi tu paghi per entrare, ti fai non so quanti km a piedi poichè il parco è davvero vasto, e col cavolo che riesci a vedere il panda minore, lo sciacallo dalla gualdrappa e la paradise della prncipessa Stefania. Il giro comincia però nella zona dei simpaticissimi leoni marini e prosegue con la spiegazione di come vivano i pinguini, ovviamente in ceco che se tu non ‘hai studiato bene nelle ultime 36 ore non riuscirai a caire una bene amata cippa.

Mi reco quindi prima nel settore dei grandi felini e poi in quello dei gorilla. Per ricreare il loro habitat, hanno ideato una specie di galleria dove i visitatori entrano e possono guardare gli animali all’interno delle loro tane. Sono stati bravi a ricreare anche il clima e l’umidità dei loro habitat, quindi quando entri dentro senti un gran caldo e i vestiti ti si appiccicano all’istante addosso e quando esci devi avere un gran culo se non becchi il catarro. La zona dei gorilla è affollata di brutto e le persone sono praticamente imbambolate nel guardarli. E infatti i gorilla ci guardano come se fossimo noi quelli da visitare.

Sono in crisi di astinenza da cafeina e quindi decido di provare la ciofeca, la tipica bevanda praghese al gusto di caffè che distribuiscono le macchinette automatiche. Salgo sulla seggiovia e vado sopra la collina per continuare il giro dello zoo. Dopo aver visto una serie di animali erbivori e uccelli assortiti decido di mangiare qualcosa e qui nello zoo trovo la famosa salsiccia piccante di Praga e una delle birre con la gradazione alcoolica più alta che abbia mai assaggiato. Il chiosco e il ristorante sono praticamente vicini alla zona degli elefanti: mangiare qualcosa annusando i profumi del cbo e gi aromi dei simpatici pachidermi è un’esperienza che vi consiglio di fare al più presto.

Il giro continua fra la zona degli ippopotami enza gli ippopotami, i canguri che dormono così lontano che per vederi meglio devo zoomare con la fotocamera, la zona della savana con le sole giraffe che si avvicinano, i lupi che ronfano beatamente e col cavolo che si avvicinano per farsi vedere e una serie di bambini strillanti e isterici, che metterei in una nuova zona classificandoli come specie protetta. La scarpinata è ancora lunga e continuo fra padiglioni meravigliosi, carnivori, volatili, ungulati e una zona franca dove il wi-fi prende benissimo, cos ne approfitto per sedermi, messaggiare ai 7829 contatti che in quelle ore mi han cercato, chiamare un attimo a casa, pensare alla fame nel mondo e sul perchè Salvini sia ancora un europarlamentare. Le ultime tappe sono gli orsi polari e ilpadiglione tropicale dove, oltre ad un tasso di umidità pazzesco che l’anticiclone Lucifero dell’estate scorsa era una piacevole brezza estiva, vi è anche la zona con gli animali notturni e i pipistrelli frugivori che svolazzano liberi e felici e vi passano a tanto così dalla testa.

Torno finalmente in albergo per docciarmi e levarmi di dosso le fragranze dele varie specie che ho osservato. La scarpinata mi ha messo su una gran fame e quindi decido che è ora di provare le vere specialità di Praga. Cerco un ristorante tipico e ne trovo uno molto ben quotato e stranamente facile da raggiungere. Locale carino assai e ordino come antipasto un formaggio con su una composta calda ai frutti rossi e la tipica anatra con contorno di gnocchi di pane, gnocchi di fecola e crauti, roba che al confronto la parmiggiana con le melanzane fritte quattro volte nell’olio del motore dell’auto vi sembrerà incredibilmente leggera. Mi scolo pure tre birre scure e faccio amicizia cn quattro simpaiche signore francesi al tavolo di fianco al mio, visibilmente brille e che ridono fragorosamente divertendo tutto il locale. Il tutto mi è piaciuto così tanto, che decido che ci tornerò pure il giorno dopo.

Giorno 5: l’ultimo giro per la città

Oggi devo assolutamente approfittarne per visitare tutto ciò che non ho ancora visto, quindi gambe in spalla e acqua nello zaino e si va alla scoperta del resto di Praga. Il primo monumento da visitare, contrassegnato cone uno dei simboli della città, è il monastero di Emmauscon annessa la chiesa della Vergne Maria, nota per le due punte d’oro che la caratterizzano. Decido di andarci a piedi e mi imbatti però nella famosissima Casa Danzante, uno degli edifici moderni più originali al mondo.

Continuo la passeggiata e vedo finalmente la chiesa con le due caratteristiche punte d’oro e noto che si trova in alto ed è circondata da un muro. DOpo averlo circumnavigato per un paio di volte tra imprecazioni in varie lingue morte, capisco finalmente dove si entr per poter visitare il tutto. C’è uno strano silenzio, quasi come se l’edificio fosse in un’altra dimensione spazio temporale. L’orario delle visite è dalle 11 alle 18 e sono le 12: perfetto. Busso e col cavolo che qualcuno mi apre per visitare il convento. Lascio perderee mi accingo alla volta della chiesa, che a guardarla da fuori non è che sa proprio bellissima, se paragonata al resto delle altre costruzioni della città. La chiesaè ovviamente chiusa quindi posso tranquillamente affermare che il convento di Emmaus e la chiesa della Vergine Maria sono i monumenti più inutili di tutta la città. Evitate di visitarli, c’è di meglio in giro. L’altro monumento che vorrei visitare è il Monumento di Liberazione Nazionale, dove c’è la statua equestre più grande al mondo. Mi reco sul posto e secondo lamappa dovrei trovarmelo di fronte in un parco immerso nel verde e invece trovo solo palazzi alti ch non mi fanno vedere una cippa; inoltre la statua equestre più grande al mondo dovrei riuscire avederla, e che cavolo!!! Dopo mezz’ora che giro a vuota, comincio a sentire fame e decido di andarmene, quando vedo una piccola salita su una collina con un’indicazione scritta in minuscolo e capisco che la stauta si trova lì sopra. Comincio la scarpinata e vi assicuro che la collina dove si trova il monumento ha una pendenza tale, che se siete un po’ giù di forma vi consiglio di farvi una bella passeggiata, così da perdere mille mila caloria ed avere dei polpacci e quadricipiti da far invidia a un’intera squadra di calciatori. La scalata è bestiale, ogni tanto ci sono delle panchine dove riposarsi, sembra non finire mai, quando a un tratto mi ritrovo davanti a una scalinata, della quale non si riesce a vedere cosa ci sia oltre e penso che il monumento sia lì sopra. Salgole scale edi corsa e arrivo in uno spiazzale immenso, mi giro e vedo tutta la città e urlo coni pugni al cielo “Adriaaaaanaaaa” e ved il monumento in tutto il suo splendore e la statuta equestre in tutta la sua maestosità. Ne è valsa la pena farsi sta scarpinata!!!

Decido di andare a pranzare e mi reco nel locale di ieri e prendo una zuppa calda con le polpettine di carne, per stare leggero, è dopo mi sbrano un misto di carni con i famigerati gnocchi di pane e fecola, sempre per rimanere leggeri. Devo smaltire tutte ste calorie, quindi gambe in spalla e vado di nuovo nei posti visitati il giorno prima per un’ultima volta. Quindi passeggiata sul Ponte Carlo, arrivo in piazza dove questa volta ascolto il carillon dell’orologio del Municipio., giro per la piazza e mi recon questa volta nel quartiere ebraico, dove gusto il vino caldo speziato e addento un ultimo fldsmdfr. TOrnoin albergo stanco morto, mi doccio e preparo la valigia edecido di uscire in zona, poichè domani il gallo canterà davvero presto. Vado in un pub che avev adocchiato, ordino una birra meravigliosa e un panino che non è proprio il massimo. Il locale peròè carino, sembra un covo di vecchi ubriaconi che se la bevono e se la ridno: uno spettacolo. Tornerò a Praga, mi è piaciuta davvero tanto e spero d tornarci in compagnia, perchè da solo non me la son riuscita a godere più di tanto.

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La perla calcistica del giorno

É da stamattina che circola in rete questa dichiarazione di quel troglodita di Salvini circa l’eliminazione dell’Italia dalla qualificazione ai mondiali. Ora, non so se Salvini ne sia a conoscenza, ma nella Nazionale, in quanto tale, giocano solo atleti di nazionalità italiana. Probabilmente avrà fatto confusione con quegli altri 11 in campo, che erano gli avversari svedesi ma una svista puó capitare anche ai migliori, figuriamoci a lui. La cosa piú triste invece é l’imperitura opera di sciacallaggio, per poter aumentare consensi razzisti da parte dei bifolchi come lui. Del resto lui non esulta mai quando giocatori stranieri del suo amato Milan fanno goal, vero????

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Monster Family

Il conte Dracula (Jason Isaacs) si innamora perdutament di Emma (Emily Watson), madre di due figli e moglie devota. Durante una festa in maschera la famiglia di Emma verrà trasformata per ordine del conte in una famiglia di mostri per conto della vecchia strega Baba Yaga (Catherine Tate), che riveleràloro che solo se tutti i membri della famiglia si ameranno fra loro l’incantesimo verrà spezzato.

“Monster Family” è il nuovo film del regista tedesco Holger Tappe (“Animals United”), che prova a sfidare i colossi americani come la Disney e la Dreamwork portando sul grande schermo la trasposizione in celluloide del best seller tedesco “La mia famiglia e altri orrori” di David Safier. Il film è incentrato sia sul tema della famiglia, unico e vero fulcro della vita di ognuno di noi, e i problemi della vita quotidiana, come il bullismo oppure i problemi adolescenziali. Tutto questo purtroppo non riesce a trapelare più di tanto in “Monster Family”, poichè a mio avviso si tratta soltanto di una serie di gag non proprio riuscitissime, inseguimenti in varie locations e personaggi insopportabili come Baba Yaga, doppiata in italiano con la parlata del maestro Yoda, non so se in originaleè lo stesso. A proposito del doppiaggioin italiano, apprezzo lo sforzo compiuto da Carmen Consoli e Max Gazzè, quest’ultimo decisamente più a suo agio, ma non bastano a coprire la bruttezza di “Monster Family”. Credo che pure i bimbi più intelligenti usciranno annoiati dalla sala-

Giudizio critico cinematografico: spendete i soldi per altro

Voto al film: 2

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