L’insostenibile leggerezza della poraccitudine

A meno di un mese dalle elezioni, il caso che più mi ha fatto sorridere sotto i baffi che non ho è stato quello che vede Vittorio Sgarbi, candidato per il centro destra, che inveisce contro Luigi Di Maio, candidato premier per il Movimento 5 Stelle. Sgarbi, invece di presentare programmi, di discutere su ciò che riguarda il futuro del Paese, di proporre soluzioni per lavoro, scuola e sanità, preferisce sbraitare come un cane rabbioso contro Di Maio, preferendolo attaccare sulla sua cultura, sui suoi titoli di studio o magari se indossa slip bianchi o colorati o se preferisce il cioccolato al latte a quello fondente. Le argomentazioni di chi non è in grado di fare qualcosa per il nostro Paese sono sempre più evidenti e a questo punto mi viene da pensare che Sgarbi ce l’abbia con Di Maio perchè magari rimorchia molto più di lui. SInceramente Sgarbi dovrebbe tornare a parlare di cultura, di arte, di artisti contemporanei o che hanno fatto grande la storia del nostro Paese, perchè credo che quello gli riesca decisamente meglio. Ah, non mi sono ancora arrivate le cifre che Sgarbi ha restituito all’Italia: a voi sì?

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La forma dell’acqua

Stati Uniti 1962, Guerra Fredda. Elisa (Sally Hawkins) è una donna che non può parlare e lavora presso un laboratorio come donna delle pulizie. Un giorno lì arriva una misteriosa creatura anfibia (Doug Jones), con cui comincia a comunicare. Quando Elisa viene a sapere che la creatura sarà vivisezionata, Elisa lo fa fuggire, aiutata dal suo vicino Giles (Richard Jenkins) e dalla sua amica e collega Zelda (Octavia Spencer). Sulle loro tracce però si metterà il perfido colonnello Strickland (Michael Shannon), incaricato di recuperare la creatura.

“La forma dell’acqua” è il nuovo e stupendo film del visionario regista Guillermo Del Toro (“Hellboy”, “Il labirinto del fauno”, “Pacific Rim”, “Crimson Peak”), nato da un suo soggeto e da lui stesso sceneggiato. Presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, ha vinto il Leone d’Oro come miglior film, due Golden Globe ed ora è in lizza agli Oscar con ben 13 nomination, fra cui quella per il miglior film, e vorrei ben vedere. Riuscendo a coniugare perfettamente la fantascienza e una love story, Guillermo Del Toro ci racconta dell’amore nel senso più universale possibile, non inteso come quello che lega un uomo e una donna ma quello che lega fra di loro chi si sa capire, chi si sa trovare, senza differenze di razza o genere, senza barriere, soprattutto quelle linguistiche, poichè sia il personaggio di Elisa che la creatura anfibia non possono parlare ma sanno comunicare più di tutti attraverso uno sguardo, una carezza, un gesto. Il cast è davvero stupefacente, a cominciare dalla protagonista Sally Hawkins, aricandidata agli Oscar come miglior attrice e vera forza motrice di tuta la pellicola, a Octavia Spencer, superba spalla tragicomica anche lei in corsa per la statuetta come non protagonista. La regia di Guillermo Del Toro è tangibile, la si riconosce al volo in tutti i suoi lavori e qui è più che mai presente, con i suoi toni cupi e fumetteschi. A far sì che queste atmosfere risultino tali la superba fotografia di Dan Laustsen e la stupefacente colonna sonora di Alexandre Desplat, entrambi in corsa per l’Oscar nelle rispettive categorie. “La forma dell’acqua” è uno di quei film che in Italia dovrebbero vedere tutti, per far riscoprire il vero significato dell’amore, per far capire che al mondo l’amore, quello vero, non ha barriere, non ha confini, non ha limiti, non ha genere. L’amore è l’amore, punto!

Giudizio critico cinematografico: io e te insieme

Voto al film: 9,5

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Touch

Martin Bohm (Kiefer Sutherland) è un ex giornalista e padre di Jake (David Mazouz), un ragazzino di 11 anni autistico che comunica tramite i numeri e la matematica. Attraverso il dottor Arthur Teller (Danny Glover), Martin scoprirà che suo figlio Jake fa parte di un disegno universale ben più grande di quanto si riesca ad immaginare. Ma suo figlio non è il solo: Jake sta cercando anche Amelia (Saxon Sharbino), una ragazza col suo stesso potenziale.

“Touch” è una serie televisiva prodotta nel 2012 dalla 20Th Century Fox e ideata da Tim Kring, il creatore di “Heroes” e “Crossing Jordan”. La serie ruota intorno a due cose: da un lato la trama principale, che è incentrata sulla teoria dei numeri tramite cui saremmo tutti collegati, e dall’altro il rapporto fra padre e figlio, perennemente minato dall’assistenza sociale e su cui grava lo spettro dell’11 Settembre. Il punto di forza di “Touch” quindi sta proprio nella storia e nella trama che accompagna ogni singolo episodio, riuscendo a tenere lo spettatore ancorato alla poltrona, ma non è solo quello. “Touch” vanta un cast hollywoodiano a dir poco stupefacente, da Kiefer Sutherland a Danny Glover, da Lukas Haas a Maria Bello e i piccoli interpreti che ricoprono i ruoli di Jake e Amelia sono adir poco stupefacenti.

“Touch” è andato in onda sul canale Fox Giallo negli Stati Uniti, mentre in Italia su Fox ed è poi approdata sulla piattaforma Netflix. La prima stagione ha registrato buoni ascolti, soprattutto la prima puntata. Dopo la fine della seconda adrenalinica stagione, la Fox ha deciso di cancellare la serie. Non sono chiari i motivi di questa decisione ma immagino siano stati gli ascolti deludenti della seconda stagione. Certo è che gli ascolti sarebbero potuti essere migliori se soltanto fosse stata fatta un po’ di pubblicità alla serie. Io l’ho scoperta per caso su Netflix, prima d’ora non ne avevo mai sentito parlare ed è una serie di ben 5 anni fa: misteri del marketing.

A me “Touch” è piaciuta davvero tanto ed è stato davvero un peccato che sia stata cancellata, anche perchè avrei voluto vedere come procedeva, visto il finale della seconda stagione. Spero che qualche anima di buon cuore possa girare una puntata conclusva, come si sta facendo per “Sense8” ma, visto che son passati un bel po’ di anni, non lo vedo possibile. Peccato davvero.

Voto alla serie tv: 8

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La scimmia nuda docet

Un’unica considerazione sul Festival di Sanremo. Mi ha colpito l’esibizione de Lo Stato Sociale. Premettendo che prima di questo Sanremo manco sapevo chi fossero Lo Stato Sociale, con loro sul palco c’era una arzilla signora di una certa età che compiva acrobazie in stile rock’n’roll anni 50. Ora  per me l’anno scorso la vittoria di Gabbani è stata in buona parte decretata dal fatto che si sia presentato sul palco con uno scimmione che ballava. Quest’anno abbiamo una simpatica vecchietta che volteggia come una libellula: se vincessero, non ni stupirei. A mio avviso, dovrebbero essere vietate sul palco tali esibizioni o tutto ciò che esula dalla canzone in sè. È ovvio che da casa tutti si ricorderanno della canzone prima per la scimmia e ora per la signora. La musica e le canzoni prima di tutto per me.

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La dura legge del Far West

Tra le baby gang a Napoli e gli episodi di sparatoria a Macerata, direi che il 2018 è cominciato nel migliore dei modi. Il mio Paese ormai è diventato un vero e proprio campo di battaglia, come succedeva nel vecchio West, con la differenza che all’epoca erano decisamente più civili. Ma non mi fanno paura i fatti in sè ma quelli che difendono i colpevoli a spada tratta, cercando anche di strumentalizzare politicamente la questione. La vendetta e la giustizia personale non sono mai state contemplate dal nostro sistema giuridico e io mi preoccuperei di più che un fascistoide giri indisturbato con un revolver in tasca con tanto di porto d’armi. Se c’è qualcuno da incolpare, incolpiamo noi stessi, perchè abbiamo permesso tutto ciò.

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The greatest showman

La storia di Phineas Taylor Barnum (Hugh Jackman), un uomo di umili origini che sposa la bella e ricca Charity (Michelle Williams) e fonda uno spettacolo fatto di emarginati, che sapranno stupire il pubblico. Ad aiutarlo in questa folle impresa il suo socio Philip Carlyle (Zac Efron), che lo introdurrà nell’alta società e gli farà conoscere la promettente cantante Jenny Lind (Rebecca Ferguson).

Ho visto con un po’ di ritardo “The greatest showman” ma devo dire che ne è valsa davvero la pena. Diretto da Michael Garcey, qui al suo debutto dietro alla macchina da presa, “The greatest showman è un film musicale che narra l’ascesa, il successo, il declino e la rinascita di uno degli uomini di spettacolo più famosi della storia dell’intrattenimento. Uno dei punti di forza del film è sicuramente il cast: Hugh Jackman è semplicemente meraviglioso nel ruolo da protagonista, dimostrando come aveva già fatto ne “Les Miserables” di avere anche buone doti canore, mentre Zac Efron, che non ho mai apprezzato per le sue doti da attore ma lo guardo per ben altro, riesce a dar vita a un ruolo secondario ben costruito psicologicamente, mentre Michelle Williams è un po’ sottotono. Ma “The greatest showman” non vuole essere soltanto un film biografico o un musical, bensì è l’ennesima ma mai banale dimostrazione che tutti gli uomini su questa Terra sono uguali e chiunque di noi deve essere apprezzato per quello che ha dentro il suo cuore e non per quello che è fuori. La straordinaria colonna sonora è firmata da John Debney mentre le splendide canzoni da Benj Pasek e Justin Paul, autori soprattutto della splendida “This is me”, candidata agli Oscar evera summa di tutto il pensiero che pervade il film. I più attenti sicuramente noteranno che “The greatest showman” a modo suo è un omaggio a “Moulin Rouge” di Baz Luhrmann, anche per il sagace uso delle scenografie curate da Nathan Crowley e dai sontuosi costumi firmati da Ellen Mirojnick, anche se siamo abbastanza lontani dall’universo del film del 2001. Ma credo che “The greatest shwman” non abbia bisogno di omaggiare alcun film precedente, perchè è meraviglioso di suo.

Giudizio critico cinematografico: su il sipario!!!

Voto al film: 9

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Il bipolarismo è un dono

Certo che su Grindr alcuni nickname o descrizioni sono da antologia proprio. “Rozzo ma con sensibilità” si sposa alla perfezione con il nome scelto. Un po’ come dire che uno è buono ma stronzo. A breve la classifica delle persone più stereotipate di Grindr.

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