Il mio viaggio a Praga

Sono secoli che non scrivo una trashcronaca di quelle come dico io e direi che farne una sul mio viaggio a Praga era quasi d’obbligo. Visto anche che è stata la prima volta che son partito da solo.

Giorno 1: la partenza

Non ho trovato un volo diretto da Napoli per Praga e sono costretto a fare scalo a Brescia. L’aereo da Napoli parte alle 9 e, per non rischiare di far tardi, sono uscito di casa alle 6:45. Non so perchè ma ricordavo il posto a sedere di Ryanair più confortevole: va bene che sono ingrassato ma provare la sensazione di una sardina in una scatoletta mi sembra esagerato. Si atterra a Brescia e si prende subito l’aereo per Praga, dove atterro dopo appena un’ora e qui il primo dilemma: prendere il taxi per l’albergo. Non ho idea di quanto costi e chiedo al servizio di taxi aeroportuale e mi dicono che per quella breve distanza mi conviene chiamare un taxi privato: peccato che non abbia linea al telefono e neanche un piccione viaggiatore. Alla fine prendo lo stesso il taxi dell’aeroporto e mi porta all’albergo e mi scuce 600 corone. Vado in stanza e qui scopro una cosa: il letto non è pronto, ci son solo un piumone piegato e uno più piccolo piegato a mo’ di cuscino. Attraverso ricerche approfondite scopro  che in quelle zone le lenzuola sono state proclamate nemiche dell’Unesco assieme al bidet e alle tapparelle. Mi sistemo, riposo un po’ e vado in giro. L’albergo è vicinissimo al capolinea del tram, mezzo principale di Praga, e ce ne sono di due tipi: quello vecchio, che sembra un’astronave di “Star Wars, e quello nuovo, che sembra un’astronave di “Star Trek”. Entrambi sfrecciano a una velocità vicina a quella del suono, tale che nel tragitto avrebbero potuto mettere un giro della morte e la sezione che ti fa la foto durante la corsa. Arrivo in centro e lo giro relativamente poco, anche perchè ho dimenticato di prendere una mappa. Scatto tre foto con la mia nuova fotocamera e sul display compare la scritta “memoria insufficiente”: certo, ho comprato una scheda da 16 gb per fare millemila foto e al massimo ne posso scattare tre. Prima di scaraventare la fotocamera contro un muro, la apro e noto che la scheda non è posizionata bene: tiro un sospiro di sollievo che manco nello spot delle caramelle per la gola e continuo. Il centro è pieno di turisti di tutte le provenienze: mi colpiscono quelli giapponesi, che scattano trentordici foto al negozio di Starbuck’s, quando Praga è piena di monumenti. Si è fatta l’ora di cena e opto per il goulash locale e uma meravigliosa birra. Sono stanco morto, vado a dormire.

Giorno 2: esplorando la città – parte 1

Dopo una ricca colazione, parto alla volta della città e salgo sul tram che mi porta alla fermata della metro e scendo alla più vicina alla piazza principale, dove si trovano la Chiesa della Vergine Maria davanti a Tyn, il Municipio della Cittá Vecchia con il famosissimo orologio astronomico e settordicimila turisti, di cui due quarti giapponesi che camminano con l’asta per i selfie protesa con su il cellulare acceso per vedere meglio la strada.

La piazza e i monumenti sono meravigliosi e io voglio vedere in funzione l’orologio astronomico, che suonerà fra 50 minuti. Poichè mi rompo di aspettare, continuo il giro e arrivo al Ponte Carlo, altro simbolo di Praga. Una passeggiata lì sopra è d’obbligo, così come lo è lo slalom che devo fare fra artisti di strada, ritrattisti, gente che vuole portarti in giro per la città e tre ragazzi vestiti come Paperino che propongono un giro in barca sul fiume. Vorrei pranzare con qualcosa tipico della città e noto che ovunque vi sono locali che elencano le specialità del luogo: pizza, pasta, Cesar’ salad, gelato italiano e un mio sonoro vaffanculo per complimentarmi con i gestori dei locali della zona turistica, quindi ripiego su Mc Donald’s. La mia passeggiata continua e voglio visitare il famoso Castello di Praga, con la meravigliosa Cattedrale di San Vito e un cofano di gente fuori dalle mura che mangiano di tutto e di più.

Per arrivare al Castello ho dovuto fare una strada in salita non indifferente, per poi scorprire che c’è un altro ingresso con una strana perfettamente piana dall’altra parte. Dopo aver imprecato in non so quale lingua morta, mi rendo conto che lo stomaco ha ripreso a brontolaree decido di assaggiare il trdelnik, il tipico dolce d Praga dal nome inpronunciabile che per comodità ho ribattezzato il fldsmdfr, come l’apparecchio nel film “Piovono polpette”. Il fldsmdfr ècostituito da una striscia di pasta arrotolata su un tubo di ferro e fatta cuocere su una brace, per poi essere ricoperta da zucchero e cannella e in seguito riempito con cioccolato, gelato, frutta, pasta e vongole, roast beef, verza e bagnoschiuma: io ho optato per mele e cannella. Torno in albergo per riposarm della scarpinata, mi doccio ed esco per la cena e voglio un vero hamburger di Praga e trovo un posticino davvero niente male e la malinconia si impossessa di me. Lì vicino c’è un locale a tema e vorrei andarci per divertirmi un po’ ma il ragazzo all’ingresso mi dice he prima di mezzanotte non ci sarà nessuno e, visto che son le 22, non mi va di aspettare due ore a vuoto. Me ne torno in abergo più malinconico che mai.

Giorno 3: esplorando la città – parte seconda

Questa è stata la giornata più brutta della mia vacanza e l’ho capito andando a fare colazione nella sala dell’albergo. Di fianco al mio tavolo una simpatica famiglia di indiani o pakistani, non ho capito bene la provenienza, che fanno rmori assurdi mentre mangiano: il papà sgranocchia le sue fette biscottatecon la marmellata con disgustosi rumori e la mamma e il figlio sorseggiano il the risucchiando manco fossero un lavandino. Alle mie richieste di fare meno rumore con la bocca, mi guardano male e continuano peggo di prima. Ora, non mi venite a fare la morale che ognuno al suo paese ha i suoi usi e costumi, perchè a questo punto io avrei potuto mollargliene una lì e dire che nel nostro Paeseè buona abitudine sganciare puzzette a fine pasto. Dopo aver detto loro che sono dei gran maleducati ed essermi beccato insulti in non so quale lingua, continuo a visitare la meravigliosa Praga e mi dirigo al monumento di Venceslao e vorrei visitare il famosissimo Museo Nazionale, che è chiuso per restauri soltanto dal 2011 e che verrà riaperto l’anno prossimo: certo che se la prendono davvero comoda.Lì vicino c’è anche la sede del museo di arte contemporanea, che evito come la peste perchè la detesto, e la stazione di Praga in puro stile liberty, ma solo l’esterno, poichè l’interno è un concentrato di modernità.

La giornata sembra migliorare e credo sia arrivato il momento di visitare un’altra cattedrale tipica di Praga, la chiesa dei santi Pietro e Paolo immersa in uno dei parchi più belli della città. Una strana quiete pervade le strade di questo parco, con la piccola rotonda di San Martino e statue che sembrano uscite da un film malinconico. La chiesa dei santi Pietro e Paolo è davvero bella, all’interno si sta celebrando un matrimonio e quidi aspetto sia finito per poterla visitare.

La visita qui mi ha rincuorato e caricato. Parto quindi alla voltadi un’altra tappa fondamentale, cioè la chiesa di Santa Ludmila. Qui trovo un casino di gente che nella piazza davanti alla splendida chiesa gotica si riunisce e mangia e beve come se fosse un grande ritrovo, sia di turisti che di residenti. Vorei a questo punto assaggiare il famoso vino di Praga e mi metto in coda per un bicchiere e becco poi uno che non parla un accidente di parola in inglese. Io capisco che sono nel vostro Paese ma se lavoratein una delle città più visitate d’Europa come minimo dovreste sapere le basi dell’inglese, anche perchè il ceco non lo parla nessuno se non voi. Mi reco presso un altro chiosco e dei bei fustacchioni capiscono che sono straniero e finalmente riesco a comunciare con loro in inglese.CI sono anche tanti chiochi che servono piatti tipici ma al momento non ho fame. Visito la chiesa e mi rendo conto che lì ci sarà un concertino e la gente si appresta a sedersi. Sul palco vedo degli strumenti un po’ antichi e penso che magari suoneranno qualcosa in stile medievale e invece il gruppetto che ci sale comincia una serie di nenie lagnose che mi fanno scappare. Torno in albergo distrutto, doccia e niente cena, non ho fame per nulla.

Giorno 4: lo zoo di Praga

Devo approfittare del tempo splendido e quindi decidio di dedicare la giornata alla visita del famoso zoo di Praga. Raggiungerlo ci messi èdavvero facilissimo: ho preso il tram, poi la metro, poi l’autous, poi la circumvesuviana, poi la cumana, poi la funicolare, me la sono fatta a piedi per circa tre quarti d’ora e praticamente ci sono arrivato in pochissimo tempo. Lo zoo di Praga ha di particolare che gli animali vivano in spazi ampi che riproducono il loro habitat e tu ci passi in mezzo, pregano qualche santo che tu riesca a vederli. Sì, perchè i simpaticissimi animali dello zoo di Praga ronfano di brutto nelle loro tane, quindi tu paghi per entrare, ti fai non so quanti km a piedi poichè il parco è davvero vasto, e col cavolo che riesci a vedere il panda minore, lo sciacallo dalla gualdrappa e la paradise della prncipessa Stefania. Il giro comincia però nella zona dei simpaticissimi leoni marini e prosegue con la spiegazione di come vivano i pinguini, ovviamente in ceco che se tu non ‘hai studiato bene nelle ultime 36 ore non riuscirai a caire una bene amata cippa.

Mi reco quindi prima nel settore dei grandi felini e poi in quello dei gorilla. Per ricreare il loro habitat, hanno ideato una specie di galleria dove i visitatori entrano e possono guardare gli animali all’interno delle loro tane. Sono stati bravi a ricreare anche il clima e l’umidità dei loro habitat, quindi quando entri dentro senti un gran caldo e i vestiti ti si appiccicano all’istante addosso e quando esci devi avere un gran culo se non becchi il catarro. La zona dei gorilla è affollata di brutto e le persone sono praticamente imbambolate nel guardarli. E infatti i gorilla ci guardano come se fossimo noi quelli da visitare.

Sono in crisi di astinenza da cafeina e quindi decido di provare la ciofeca, la tipica bevanda praghese al gusto di caffè che distribuiscono le macchinette automatiche. Salgo sulla seggiovia e vado sopra la collina per continuare il giro dello zoo. Dopo aver visto una serie di animali erbivori e uccelli assortiti decido di mangiare qualcosa e qui nello zoo trovo la famosa salsiccia piccante di Praga e una delle birre con la gradazione alcoolica più alta che abbia mai assaggiato. Il chiosco e il ristorante sono praticamente vicini alla zona degli elefanti: mangiare qualcosa annusando i profumi del cbo e gi aromi dei simpatici pachidermi è un’esperienza che vi consiglio di fare al più presto.

Il giro continua fra la zona degli ippopotami enza gli ippopotami, i canguri che dormono così lontano che per vederi meglio devo zoomare con la fotocamera, la zona della savana con le sole giraffe che si avvicinano, i lupi che ronfano beatamente e col cavolo che si avvicinano per farsi vedere e una serie di bambini strillanti e isterici, che metterei in una nuova zona classificandoli come specie protetta. La scarpinata è ancora lunga e continuo fra padiglioni meravigliosi, carnivori, volatili, ungulati e una zona franca dove il wi-fi prende benissimo, cos ne approfitto per sedermi, messaggiare ai 7829 contatti che in quelle ore mi han cercato, chiamare un attimo a casa, pensare alla fame nel mondo e sul perchè Salvini sia ancora un europarlamentare. Le ultime tappe sono gli orsi polari e ilpadiglione tropicale dove, oltre ad un tasso di umidità pazzesco che l’anticiclone Lucifero dell’estate scorsa era una piacevole brezza estiva, vi è anche la zona con gli animali notturni e i pipistrelli frugivori che svolazzano liberi e felici e vi passano a tanto così dalla testa.

Torno finalmente in albergo per docciarmi e levarmi di dosso le fragranze dele varie specie che ho osservato. La scarpinata mi ha messo su una gran fame e quindi decido che è ora di provare le vere specialità di Praga. Cerco un ristorante tipico e ne trovo uno molto ben quotato e stranamente facile da raggiungere. Locale carino assai e ordino come antipasto un formaggio con su una composta calda ai frutti rossi e la tipica anatra con contorno di gnocchi di pane, gnocchi di fecola e crauti, roba che al confronto la parmiggiana con le melanzane fritte quattro volte nell’olio del motore dell’auto vi sembrerà incredibilmente leggera. Mi scolo pure tre birre scure e faccio amicizia cn quattro simpaiche signore francesi al tavolo di fianco al mio, visibilmente brille e che ridono fragorosamente divertendo tutto il locale. Il tutto mi è piaciuto così tanto, che decido che ci tornerò pure il giorno dopo.

Giorno 5: l’ultimo giro per la città

Oggi devo assolutamente approfittarne per visitare tutto ciò che non ho ancora visto, quindi gambe in spalla e acqua nello zaino e si va alla scoperta del resto di Praga. Il primo monumento da visitare, contrassegnato cone uno dei simboli della città, è il monastero di Emmauscon annessa la chiesa della Vergne Maria, nota per le due punte d’oro che la caratterizzano. Decido di andarci a piedi e mi imbatti però nella famosissima Casa Danzante, uno degli edifici moderni più originali al mondo.

Continuo la passeggiata e vedo finalmente la chiesa con le due caratteristiche punte d’oro e noto che si trova in alto ed è circondata da un muro. DOpo averlo circumnavigato per un paio di volte tra imprecazioni in varie lingue morte, capisco finalmente dove si entr per poter visitare il tutto. C’è uno strano silenzio, quasi come se l’edificio fosse in un’altra dimensione spazio temporale. L’orario delle visite è dalle 11 alle 18 e sono le 12: perfetto. Busso e col cavolo che qualcuno mi apre per visitare il convento. Lascio perderee mi accingo alla volta della chiesa, che a guardarla da fuori non è che sa proprio bellissima, se paragonata al resto delle altre costruzioni della città. La chiesaè ovviamente chiusa quindi posso tranquillamente affermare che il convento di Emmaus e la chiesa della Vergine Maria sono i monumenti più inutili di tutta la città. Evitate di visitarli, c’è di meglio in giro. L’altro monumento che vorrei visitare è il Monumento di Liberazione Nazionale, dove c’è la statua equestre più grande al mondo. Mi reco sul posto e secondo lamappa dovrei trovarmelo di fronte in un parco immerso nel verde e invece trovo solo palazzi alti ch non mi fanno vedere una cippa; inoltre la statua equestre più grande al mondo dovrei riuscire avederla, e che cavolo!!! Dopo mezz’ora che giro a vuota, comincio a sentire fame e decido di andarmene, quando vedo una piccola salita su una collina con un’indicazione scritta in minuscolo e capisco che la stauta si trova lì sopra. Comincio la scarpinata e vi assicuro che la collina dove si trova il monumento ha una pendenza tale, che se siete un po’ giù di forma vi consiglio di farvi una bella passeggiata, così da perdere mille mila caloria ed avere dei polpacci e quadricipiti da far invidia a un’intera squadra di calciatori. La scalata è bestiale, ogni tanto ci sono delle panchine dove riposarsi, sembra non finire mai, quando a un tratto mi ritrovo davanti a una scalinata, della quale non si riesce a vedere cosa ci sia oltre e penso che il monumento sia lì sopra. Salgole scale edi corsa e arrivo in uno spiazzale immenso, mi giro e vedo tutta la città e urlo coni pugni al cielo “Adriaaaaanaaaa” e ved il monumento in tutto il suo splendore e la statuta equestre in tutta la sua maestosità. Ne è valsa la pena farsi sta scarpinata!!!

Decido di andare a pranzare e mi reco nel locale di ieri e prendo una zuppa calda con le polpettine di carne, per stare leggero, è dopo mi sbrano un misto di carni con i famigerati gnocchi di pane e fecola, sempre per rimanere leggeri. Devo smaltire tutte ste calorie, quindi gambe in spalla e vado di nuovo nei posti visitati il giorno prima per un’ultima volta. Quindi passeggiata sul Ponte Carlo, arrivo in piazza dove questa volta ascolto il carillon dell’orologio del Municipio., giro per la piazza e mi recon questa volta nel quartiere ebraico, dove gusto il vino caldo speziato e addento un ultimo fldsmdfr. TOrnoin albergo stanco morto, mi doccio e preparo la valigia edecido di uscire in zona, poichè domani il gallo canterà davvero presto. Vado in un pub che avev adocchiato, ordino una birra meravigliosa e un panino che non è proprio il massimo. Il locale peròè carino, sembra un covo di vecchi ubriaconi che se la bevono e se la ridno: uno spettacolo. Tornerò a Praga, mi è piaciuta davvero tanto e spero d tornarci in compagnia, perchè da solo non me la son riuscita a godere più di tanto.

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La perla calcistica del giorno

É da stamattina che circola in rete questa dichiarazione di quel troglodita di Salvini circa l’eliminazione dell’Italia dalla qualificazione ai mondiali. Ora, non so se Salvini ne sia a conoscenza, ma nella Nazionale, in quanto tale, giocano solo atleti di nazionalità italiana. Probabilmente avrà fatto confusione con quegli altri 11 in campo, che erano gli avversari svedesi ma una svista puó capitare anche ai migliori, figuriamoci a lui. La cosa piú triste invece é l’imperitura opera di sciacallaggio, per poter aumentare consensi razzisti da parte dei bifolchi come lui. Del resto lui non esulta mai quando giocatori stranieri del suo amato Milan fanno goal, vero????

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Monster Family

Il conte Dracula (Jason Isaacs) si innamora perdutament di Emma (Emily Watson), madre di due figli e moglie devota. Durante una festa in maschera la famiglia di Emma verrà trasformata per ordine del conte in una famiglia di mostri per conto della vecchia strega Baba Yaga (Catherine Tate), che riveleràloro che solo se tutti i membri della famiglia si ameranno fra loro l’incantesimo verrà spezzato.

“Monster Family” è il nuovo film del regista tedesco Holger Tappe (“Animals United”), che prova a sfidare i colossi americani come la Disney e la Dreamwork portando sul grande schermo la trasposizione in celluloide del best seller tedesco “La mia famiglia e altri orrori” di David Safier. Il film è incentrato sia sul tema della famiglia, unico e vero fulcro della vita di ognuno di noi, e i problemi della vita quotidiana, come il bullismo oppure i problemi adolescenziali. Tutto questo purtroppo non riesce a trapelare più di tanto in “Monster Family”, poichè a mio avviso si tratta soltanto di una serie di gag non proprio riuscitissime, inseguimenti in varie locations e personaggi insopportabili come Baba Yaga, doppiata in italiano con la parlata del maestro Yoda, non so se in originaleè lo stesso. A proposito del doppiaggioin italiano, apprezzo lo sforzo compiuto da Carmen Consoli e Max Gazzè, quest’ultimo decisamente più a suo agio, ma non bastano a coprire la bruttezza di “Monster Family”. Credo che pure i bimbi più intelligenti usciranno annoiati dalla sala-

Giudizio critico cinematografico: spendete i soldi per altro

Voto al film: 2

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Imperfection

Finalmente sono tornati anche i miei amati Evanescence con il singolo “Imperfection”, primo singolo estratto dal prossimo album “Synthesis”, previsto entro la fine di questo 2017. Il brano affronta l’argomento della depressione e di chi abbiamo perduto a causa di quest’ultima, con un occhio in particolare a chi è rimasto su questa Terra, che non deve assolutamente arrendersi. Il brano musicalmente riprende i virtuosismi elettronici che si fondono con quelli sinfonici già sperimentati nell’ultimo disco, segnando così una sorta di continuità. Amy Lee ha dichiarato che “Imperfection” è stato il pezzo più difficile che abbia mai scritto e la sua grande voce riesce ad esprimere al meglio questa sofferenza. La critica ha accolto molto positivamente il nuovo singolo e i fans sono letteralmente impazziti.

Il video è stato diretto da P.R. Brown e mostra Amy Lee che canta in un gioco di linee, colori e con lei c’è una ragazzina con in testa una corona di fiori. Non mi è ben chiar cosa rappresenti il video ma so solo che ne è valsa la pena aspettare 6 anni per ascoltare questo caolavoro. Bentornati, ragazzi!!!

Voto alla canzone: 8

Voto al video 6+

 

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IT

1987. Il piccolo Georgie (Jackson Robert Scott) viene brutalmente assassinato dal clown Pennywise (Bill Skarsgard), che altri non è che un’entità malvagia ch vive nascosto nelle profondità di una cittadina della provincia americana, dove sono scomparsi alcuni ragazzi. Durante l’estate Bill (Jaeden Lieberher) e i suoi amici avranno visioni da incubo legate alle loro paure e, confidandosi fra loro, scoprono che sono stati presi di mira dall’inquietante clown. Ma dovranno anche vedersela con Henry (Nicholas Hamlton), il bullo della scuola.

“It”  è probabilmente uno dei film più attesi del 2017 con una delle lavorazioni più altalenanti che ci siano state. Diretto da Andres Muschietti (“La madre”), “It” ha avuto per me una duplice funzione. La prima è stata quella di riportarmi a quando avevo 15 anni e vidi in tv la miniserie cult in due puntate con il grandissimo Tim Curry, anche se io non l’ho mai apprezzata tantissimo; l’altra invece è di far spaventare davvero lo spettatore, poichè “It” è uno dei romanzi più spaventosi scritti da Stephen King e questa trasposizione cinemaotgrafica è molto più fedele al romanzo di quanto lo sia stato la miniserie tv degli anni ’90. Fulcro vero della pellicola è il rapporto di amicizia che lega i ragazzi protagonisti, che vivono una sorta di competizione o insofferenza col mondo degli adulti che sembrano completamente estranei a quanto stia accadendo loro. Il character design del clown Pennywise per me funziona alla grande, risultando non solo spaventoso ma direi davvero inquietante, questo grazie anche alla bravura di Bill Skarsgard. Alcune scene poi rimandano ad altre pellicole degli anni ’80 come “Stand by me” o “La casa”, risultando un chiaro omaggio a una certa cinematografia vintage che ha segnato più di una generazione. A molti “It” è sembrata solamente un’operazione commerciale senza anima: a me sinceramente invece è parso l’esatto opposto, riuscendo dove la miniserie tv, per quanto cult sia, non era arrivata. A questo punto aspettiamo la seconda parte del film, con i protagonisti divenuti adulti.

Giudizio critico cinematografico: qua galleggiano davvero tutti

Voto al film: 7,5

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The gate

Finalmente posso tornare a scrivere per la rubrica “Emotional landscapes”, poichè la mia amatissima Bjork ha sfornato “The gate”, il suo nuovo singolo che anticipa l’uscita del suo prossimo album “Utopia”. Scritto e prodotto da Bjork e il dj Arca, già suo collaboratore nel precedente disco “Vulnicura”, “The gate” segna una sorta di continuità col lavoro precedente, in cui si parlava del dolore e delle ferite riportate dalla fine di un  amore. In “The gate” la ferita è stata ricucita ed è diventata una porta per ricevere e donare amore ma qui si parla dell’amore in un senso più trascendentale, quasi universale, senza una specifica figura di riferimento, quindi si può prestare a molteplici interpretazioni, come l’amore per i figli o per gli amici, l’amore che siamo in grado di provare verso chi o cosa ci circonda e l’amore visto come la forza più potente che esista. Il singolo è stato pubblicato a sorpresa qualche giorno prima della sua uscita ufficiale, forse per evitare che venisse rubato e pubblicato senza permesso come era successo per il disco “Vulnicura”. La critica ha molto apprezzato questa nuova canzone di Bjork, così come i fans, ritrovando nelle sonorità e nella metrica tutta la creatività e l’originalità che da sempre ha contraddistinto i lavori del folletto islandese.

Il video è stato diretto da Andrew Thomas e anche da Bjork stessa. Il video si apre con Bjork che suona il flauto in un’ambientazione rurale per poi proseguire in varie ambientazioni futuristiche, in un incredibile gioco di luci. Nel video Bjork indossa un incredibile vestito disegnato per l’occasione dallo stilista di Gucci Alessandro Michele, che sembra quasi un fiore da cui la cantante emerge. Che dire? Assolutamente favolosa!!! Bentornata alla grande, Bjork!!!

Voto alla canzone: 7

Voto al video: 7,5

 

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Amate eccellenze enogastronomiche

Dalla pagina ufficiale di Eataly: l’affetto e la stima della gente verso Joe Bastianich è commovente. Le parole cariche di amore sciolgono il cuore anche a chi lo ha duro come la pietra…

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