Dolores O’ Riordan

Ci sono alcune notizie che ti lasciano di sasso, anche perchè ti arrivano all’improvviso mentre sei al lavoro impegnato con tante persone. La morte arriva quando meno te lo aspetti ma, quando vanno via gli artisti con cui sei cresciuto, ti senti incredibilmente svuotato. Così mi sono sentito stasera alla notizia della morte di Dolores O’ Riordan, leader, voce e cuore dei Cranberries, uno dei miei gruppi preferiti che ha segnato la mia adolescenza. La grande voce della piccola Dolores ha accompagnato tanti ragazzi dagli anni 90 fino ai giorni nostri e quei ragazzi oggi si stringono tutti insieme, perchè con Dolores se n’è andato via un pezzo di noi, quello più rivoluzionario, quello dei pomeriggi a studiare con lo stereo acceso, quello dei tentativi di emulare la sua voce provando qualche accordo sulla chitarra. Dolores, attendevamo tanto di sentire di nuovo la tua voce, ora la ascolteremo nei tuoi più grandi successi, che ci hanno accompagnato negli ultimi 25 anni. Grazie per la tua musica, grazie per la rivoluzione, grazie infinite di tutto.

 

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Il vero problema di Roma

Qualche parola sulla vicenda dell’albero di Natale di Roma, ribattezzato “Spelacchio”. Oramai in questa città non si sa a cosa appigliarsi per creare nuovi capri espiatori e quest’anno si è pensato bene di prendersela con un albero di Natale. Ok, ammetto che non è stato la fine del mondo ma da qui a essere usato come bersaglio di lancio per tutti i problemi di Roma mi pare una cavolata. Ho letto addirittura che se ci sono stati ritardi con la metro è stata colpa dei soldi investiti per portarlo qui nella Capitale. Addirittura ci sono stati soliti coglioni che hanno scritto “soldi per unalbero orrendo e gli immigrati negli hotel a 5 stelle”. Se io fossi nei panni della Raggi, non toccherei più un soldo pubblico per le decorazioni delle feste ma solo perchè questa città non se le merita. Da altre parti le decorazioni natalizie, sfarzose o modeste che fossero, sono state comunque apprezzate, poichè l’importante era sentire lo spirito natalizio. Apprezzate sempre ciò che avete, non smetterò mai di dirlo ma probabilmente a Roma non vogliono ascoltare.

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Coco

Miguel (Anthony Gonzales) è un ragazzino d 12 anni che sogna di diventare un musicista ma la sua famiglia lo ostacola, poichè la musica è proibita da tre generazioni. Durante el dia de los muertos, Miguel ruba una chitarra appartenuta al suo idolo, il cantante Ernesto De La Cruz (Benjmain Bratt), e si ritrova catapultato nell’aldilà, dove ritroveràalcuni componenti della sua famiglia. Miguel dovrà ottenere la benedizione di un suo caro per tornare fra i viventi e la vuole da Ernesto De la Cruz, che sembr sia il suo trisavolo. Ad accompagnarlo durante questo viaggio ci sarà Hector (Gael Garcia Bernal), un vecchio amico di famiglia che rischia di essere dimenticato.

Finalmente sono andato a vedere “Coco”, ultima fatica della premiata ditta Disney/Pixar diretta da Lee Unkrick (“Toy Story 2”, “Alla ricerca di Nemo”, “Monsters & co.”, “Toy Story 3”), che ne ha curato fra l’altro anche la sceneggiatura. Il tema della morte è sempre stato trattato con una certa delicatezza da parte di casa Disney, a volte con scene abbastanza toccanti o di forte impatto. Ma “Coco” non vuole essere un film incentrato sulla morte bensì sulla vita, quella che ci appartiene e che non sarebbe la stessa senza la nostra famiglia, perchè se siamo su questa Terra lo dobbiamo principalmente a loro, sia che ci abbiano generato o che ci abbiano cresciuto. E il legame con chi ci ha preceduto in “Coco” è un altro punto fermo della storia, portando sullo schermo così quella corrispondenza di amorosi sensi che abbiamo studiato alle superiori con Foscolo ne “I Sepolcri”. Visivamente il film è uno spettacolo di colori, sia per quel che riguarda quello dei vivi, con predominanze di toni molto caldi, sia quello dei morti, vera e propria esplosione cromatica che tocca tutti, dai paesaggi ai morti, dalle creature fantastiche ai numeri musicali. La colonna sonora è stata curata da Michael Gioacchino, che ha saputo infondere le sonorità messicane a tutto il film, a cominciare dalla presentazione del castello Disney prima del film. La scena finale è davero toccante e, se non lo avete ancora visto, vi consiglio di portarvi una buona scorta di fazzoletti, perchè non solo vi commuoverete per la scena in sè ma capirete che la vostra famiglia è quello per cui teniamo in fondo più di tutto. Grazie di cuore per questo spettacolo meraviglioso.

Giudizio critico cinematografico: ricordatevi chi siete

Voto al film: 10 e lode

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La dignità messa in un sacchetto

Voglio spendere due paroline sulla questione dei sacchetti del supermercato per l’acquisto di frutta e verdura, che adesso dovremmo pagare fino a 0,02 centesimi l’uno e che ha smosso il cuore degli italiani con un ardore così grande, che al confronto la rivoluzione francese era un brunch della Domenica. A chi si indigna vorrei ricordare che abbiamo sempre pagato i sacchetti, solo che prima non era scorporato sullo scontrino ma adesso sarà evidenziato. Ai pronipoti segreti di Einstein vorrei ricordare che etichettare ogni singolo frutto o ortaggio non fa risparmiare il costo del sacchetto ma ve ne sarà contato uno per ogni etichetta emessa. Agli italiani in generale vorrei ricordare che dal primo dell’anno sono aumentate autostrade, luce e gas: forse dovremmo indignarci di più per queste cose invece di allarmarci per un paio di centesimi, anche perchè la dignità non costa così tanto.

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Star Wars: gli ultimi Jedi

Rey (Daisy Ridley) ha trovato Luke Skywalker (Mark Hamill) e cerca di convincerlo a tornare in battaglia contro il Primo Ordine guidato dal perfido Snoke (Andy Serkins). Intanto dopo un attacco il capo della Resistenza, la principessa Leia (Carrie Fisher), lotta fra la vita e la morte. Finn (John Boyega) cercherà un modo per non far localizzare l’astronave della Resistenza, protetta fra gli altri dal capitano Poe (Oscar Isacc). Intanto nel cuore di Kilo Ren (Adam Driver) il conflitto cresce sempre di più e si rafforza la sua connessione con Ren.

“Star Wars: glu ultimi Jedi” è sicuramente uno dei film più attesi di queste feste di Natale oramai agli sgoccioli. La regia questa volta è stata affidata a Rian Johnson (“Looper”), che non ha deluso le aspettative dei fan per questo ottavo episodio della fortunata saga. Nelle due ore e trenta di proiezione assistiamo a varie situazioni, che vanno dalle classiche battaglie a momenti più intimisti, che vogliono scavare nella profondità dei cuori dei protagonisti, vecchi e nuovi che siano. A livello di sceneggiatura, forse il film si sarebbe potuto sbrigare in un quarto d’ora ma le varie scene di intermezzo ben si amalgano con tutta la struttura della trama. Grandissimi come sempre gli effetti speciali e visivi, che qui funzionano davvero come un valore aggiunto poichè al centro di tutto vi sono i personaggi che abbiamo amato e che abbiamo imparato a conoscere da poco. Ed è emozionante vedere Carrie Fisher nella sua ultima e a mio aviso splendida interpretazione, quasi come se avesse voluto lasciare un ricordo indelebile nello spettatore. Lodevole anche l’interpretazione di Daisy Ridley,che riesce a conferire alla sua Rey non solo la forza ma anche l’anima di un Jedi davvero tormentato. Le musiche sono state affidate di nuovo al grandissimo John Williams, che non sbaglia una nota, regalando al suo pubblico un lavoro impeccabile come al solito. Attendiamo a questo punto il capitolo conclusivo. Un’unica pecca: non so cosa abbiamo fatto di male noi per meritarci un attore tremendo come John Boyega.

Giudizio critico cinematografico: che la Forza sia ancora con tutti voi!

Voto al film: 7+

 

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Buon 2018

Buon 2018 a tutti voi. Il mio augurio va in particolare a chi non ha passato l’ultimo dell’anno a scrivere che un altro anno di m***a se ne sta andando ma ha saputo apprezzare quanto di buono ogni anno abbia portato. A chi sa cogliere e apprezzare veramente le cose belle della vita vanno i miei auguri più speciali.  Buon principio per tutto.

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10 anni del mio stato mentale

Ho voluto tenere questo post per ultimo. In questo 2017 che sta per finire il mio blog ha compiuto 10 anni e volevo fare un discorso tipo il messaggio del Presidente della Repubblica, con la differenza che non vi farò venire il latte alle ginocchia. Desidero ringraziare chi in questi 10 anni ha letto e commentato il mio blog, chi è passato qui per caso, chi ha contribuito a farlo conoscere, chi ne ha parlato o sparlato, chi ha perso tempo a leggere le idiozie che scrivo. “My state of mind” è una parte di me, un modo per raccontarmi, per farmi conoscere da chi non mi conosce, per strapparvi un sorriso o farvi venire un travaso di bile. “My state of mind” è sempre dedicato a mio padre, l’unico uomo che io abbia mai amato e che amerò per sempre. 10 anni di me, 10 anni con voi. Grazie infinite ancora a tutti.

Cristian

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