Spider-Man: homecoming

Dopo la sua avventura con gli Avengers, il giovane Peter Parker (Tom Holland), alias Spider-Man, torna alla sua vita quotidiana a casa con la zia May (Marisa Tomei) e sotto l’ala protettrice di Tony Stark (Robert Downey jr.), che gli fornisce gli strumenti per dimostrare quanto vale per potersi unire alla squadra. Ma quando compare l’Avvoltoio (Michael Keaton) che minaccia la sicurezza mondiale, Peter vede un’occasione non solo per mostrare il suo talento ma per far vedere chi è veramente.

“Spider-Man: homecoming” è uno dei blockbuster di questa calda estate e diretto da Jon Watts (“Clown), che ha partecipato anche alla sceneggiatura. Ennesimo reboot del famoso supereroe, rispetto ai film delle due precedenti saghe qui troviamo un Peter Parker quindicenne con tutti le problematiche adolescenziali, quindi i problemi a scuola, i primi battiti amorosi, la difficoltà di farsi strada in un mondo troppo grande per un ragazzino. Siamo stati abituati a vedere un personaggio diverso da quello proposto in “Spider-Man: homecoming” ma credo che l’obiettivo sia stato ampliamente centrato. La storia si incastra molto bene con quella dei vari film della saga degli Avengers, anche se non la intacca più di tant, risultando a volte un po’ troppo esterna. Ho trovato Tom Holland davvero convincente nei panni di Peter, Robert Downey jr. sempre magnifico, qui in versione più paterna rispetto a tutti i film precedenti, un po’ sottotono Marisa Tomei, che interpreta una zia May completamente slegata da tutto il contesto. Ritmi incalzanti, buona la colonna sonora di Michael Giacchino, buoni effetti speciali e soprattutto sonori. Non è certo ai livelli della saga firmata da Sam Raimi ma io l’ho trovato davvero gradevole.

Giudizio critico cinematografico: bentornato, Bimbo Ragno

Voto al film: 6

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Chester Bennington

A volte vorrei non scrivere certi post sul mio blog, perché vorrei che nulla di tutto questo fosse accaduto. Chester Bennington, cantante dei Linkin Park, uno dei miei gruppi preferiti, si è tolto la vita ieri a 41 anni, lasciando moglie e sei figli. Queste son cose che io non riuscirò mai a capire: nonostante il successo, nonostante la fama, i soldi, il talento, l’amore, nonostante tutto il cuore degli uomini a volte resta ancora un mistero. Scegliere di morire è un gesto terribile e incomprensibile, almeno per me. Io credo che i Linkin Park continueranno la loro carriera anche se non sarà facile, anche perché il loro nuovo disco è uscito pochi mesi fa e a riascoltare il bellissimo singolo “Heavy” ora fa quasi impressione. La voce di Chester continuerà a urlare fin quando la musica dei Linkin Park verrà ascoltata, soprattutto in capolavori come “In the end” e “Numb”. Spero davvero che ora abbia trovato quella pace che qui non è mai riuscito ad avere.

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Joe T. Vannelli vs Gianluca Vacchi

Il titolo del post non è una collaborazione del tormentone estivo di questa calda estate ma è riferito alla vicenda che ha visto come protagonista il famoso dj e produttore Joe T. Vannelli. Quest’ultimo si sarebbe dovuto esibire in un famoso locale, in cui era stato invitato anche l’onnipresente Gianluca Vacchi, che ha cominciato a fracassarcele anche con la sua sedicente professione di dj. Vannelli ha declinato l’impegno sostenendo che non avrebbe potuto esibirsi assieme a Vacchi, poiché il mestiere di dj è come l’amore, non si compra. Se già prima stimavo professionalmente Vannelli per la sua attivitá, ora non posso che adorarlo anche dal punto di vista umano. Finalmente qualcuno coi controcoglioni si è stufato di questa gente che senza arte nè parte viene osannata da un branco di adulatori. Fermo restando che io non spenderei un centesimo per entrare in un locale dove si esibisce Vacchi, spero che la vicenda sia da sprono per chi decide di seguire falsi e immeritevoli idoli.

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Transformers – l’ultimo cavaliere

Dopo la partenza dalla Terra di Optimus Prime (Peter Cullen), il mondo ha dichiarato guerra a tutti i Transformers. Cade Yeager (Mark Whalberg) guida una piccola rivolta per proteggere gli Autobot rimasti sulla Terra. Ma il pianeta è minacciato proprio da Cybertron, il pianeta oroginario dei Transformers. L’unico mezzo per fermare la collisione è nientedimeno che il bastone di Merlino (Stanley Tucci), nascosto dagli Autobot più di mille anni fa. Grazie alle ricerche di sir Edmound Burton (Anthony Hopkins), viene ritrovato l’ultimo discendente di Merlino, la dottoressa Vivian Wembley (Laura Haddock).

Michael Bay (“Armageddon”, “Pearl Harbour”, saga di “Transformers”) dirigie anche il quinto capitolo della fortunatissima saga dedicata ai mitici robottoni ed è intitolata “Transformers – l’ultimo cavaliere”. Per questo nuovo epsiodio si è pensato di puntare all’epicità e lo si capisce fin dalle prime immagini, ambientate ai tempi di Re Artù. Il salto in avanti di più di 1000 anni ci catapulta ai giorni nostri fra inseguimenti, combattimenti ed esplosioni sempre alimentati da impeccabili effetti speciali, il tutto a discapito di una sceneggiatura non proprio eccelsa e di una scelta di nuovi personaggi non proprio azzeccati e in alcuni casi assolutamente inutili. Qua magari ci si è voluto concentrare soprattutto sulla spettacolarità e sull’ironia, che ci piò anche stare, ma dopo l’incredibile sceneggiatura del precedente episodio ci si aspettava qualcosa al’altezza di quest’ultimo e l’inversione dei ruoli non funziona proprio alla grande, perchè se i buoni diventano i cattivi in sala l’intenzione non è arrivata comunque. Ciononostante “Transformers – l’ultimo cavaliere” si sa vendere bene, lasciando incollato lo spettatore alla poltrona per ben due ore e mezza senza annoiarlo mai. Sicuramente non è il miglior episodio della saga ma a qusto punto aspettiamo il prossimo capitolo, che vedrà la luce nel 2019, per tirare le somme.

Giudizio ritico cinematografico: Autobot, aritrasformatevi

Voto al film: 6-

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Idioti allo stato libero – parte seconda

Ecco l’altra faccia della stupidità umana. Che poi non dovrei scandalizzarmi così tanto, dopo aver visto quella manica di deficienti che si mettevano in posa sorridenti con la Costa Concordia affondata alle loro spalle. In fondo a chi non verrebbe in mente, che si sia stati invitati a un matrimonio o meno, di spararsi un selfie di gruppo con il parco del vulcano che brucia, con gli animali che muoiono e la gente che ha paura? Spero che la sorpresa dello chef sia andata a tutti di traverso e che il vino sia stato annacquato.

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Idioti allo stato libero

Non potevamo mancare le polemiche inutili e le situazioni più assurde riguardo ai roghi di questi giorni. Il primo premio va al titolista etilico di “Libero”, che ormai sono anni che cerca di essere una testata credibile, quando l’unica cosa di credibile che hanno è il loro essere inopportuni. Pesantemente bacchettati su Facebook da Fiorella Mannoia, vorrei dire che non vale proprio la pena prendersela: “Libero” ha solo il nome che è tale, poiché sono schiavi della loro pochezza mentre noi siamo liberi di essere superiori a queste sciocchezze.

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Terra mia

La situazione qui è a dir poco allarmante. Le fiamme non cessano di innalzarsi e il fumo ci minaccia come un’onda anomala su tutti i paesini del vesuviano. Vi sono varie ipotesi sulla natura dolosa di questo scempio, per me tutte valide. In primis lo stanziamento dei fondi per il Parco del Vesuvio che non arrivavano: beh ora arriveranno ma, visto che è tutto bruciato, se li intascherà qualche grandissimo cornuto. Poi l’affitto degli aerei che spengono gli incendi, la cui tariffa oraria è abbastanza elevata e direi che, poichè non è ancora spento, il conto sarà più che salato. Si vocifera, spero sia una bufala, che abbiano dato fuoco ad animali vivi per spargere le fiamme ma, ripeto, spero sia solo una bufala. E spero anche che i responsabili di questo scempio vengano presi, per fargli una sfaccetta di mazziata e per essere sputati in faccia: non solo avete rovinato le bellezze naturali della nostra terra ma avete compromesso enormemente l’economia, sia dal punto di vista agricolo che turistico. Napoli è sempre risorta, risorgerà anche stavolta, nella speranza che i cumuli di cenere non siano troppo grandi.

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