Oggi più che mai

Il 17 Maggio ricorre la giornata mondiale della lotta contro l’omofobia e la transfobia. Questa giornata assume un significato ancora più importante oggi nel nostro Paese, visto che il ddl Zan contro l’omofobia e la transfobia è fermo al Senato per la sua approvazione. Fermo restando che un paese per definirsi civile manco avrebbe bisogno di leggi di questo tipo, ricordiamoci che quando ci troviamo di fronte qualcuno abbiamo una persona, che sia gay, etero, bisex, transgender, cisgender e tutte le altre sfaccettature poco ci deve importare. Le persone sono persone, così come l’amore è amore e chi non capisce questi due concetti molto semplici non è degno di essere definito civile.

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I Mitchell contro le macchine

Katie Mitchell (Abbi Jacobson) è una ragazza che la sera prima di andare ad una prestigiosa scuola di cinema litiga col padre Rick (Danny McBride). Per riparare al torto decide di accompagnare la figlia assieme alla moglie Linda (Maya Rudolph) e all’altro figlio Aaron (Mike Rianda) per un ultimo viaggio insieme prima del college. Ma durante il viaggio l’intelligenza artificiale Pal (Olivia Colman), stufa di assecondare gli esseri umani, decide di far rivoltare contro di loro tutti i dispositivi elettronici per conquistare la Terra.

“I Mitchell contro le macchine” è un film d’animazione del 2021 codiretto da Mike Rianda e Jeff Rowe, che lo hanno anche sceneggiato. La storia di base è quella della classica famiglia, in cui vi sono conflitti tra genitori e figli, e tali conflitti devono essere risolti passando il tempo insieme. Che poi ci si metta in mezzo pure un’avventura fantascientifica a complicare le cose è un qualcosa che aggiunge un bel tocco di azione al tutto ma il fulcro della storia è il rapporto tra la figlia Katie, genio del computer, e il padre Rick, amante della natura e completamente negato per i dispositivi elettronici. Si potrebbe quasi dire che è uno scontro generazionale al vertice tra chi è cresciuto usando computer, smartphone e tablet fin da piccolo e chi invece non accetta l’uso di tali dispositivi nella vita quotidiana. Essere genitori non è mai facile, nessuno ci insegna a diventarlo, possiamo solo provare ad esserlo nel migliore dei modi. “I Mitchell contro le macchine” ha dalla sua anche due fattori che lo rendono semplicemente irresistibile. Il primo è l’immensa ironia che pervade tutto il film, grazie anche ad una serie di personaggi perfettamente riusciti come il loro cagnolino Monchi, impossibile non ridere alle scene che lo vedono protagonista. Il secondo è la tecnica di animazione molto fluida e molto colorata, grazie anche all’insermimento di emoji durante la storia, come se le cose che usiamo quotidianamente sui dispositivi elettronici fossero usciti da loro. Le musiche del fim sono state affidate a Mark Mothersbaugh, autore di numerose colonne sonore tra cui quelle dei due film della serie “Piovono polpette”, la trilogia di “Hotel Transylvania” e “Thor: Ragnarok”. “I Mitchell contro le macchine” non è uscito al cinema ma è stato acquistat da Netflix, entusiasmando la critica e diventando uno dei film più visti di questo periodo. Sarebbe stato davvero belo poterlo vedere anche sul grande schermo.

Voto al film: 8,5

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I 10 personaggi di Final Fantasy che amo di più

La saga di “Final Fantasy” è sicuramente la mia preferita nel campo dei videogiochi, ci gioco dal 1997 cioè dal settimo capitolo. In tanti anni ho visto avvicendarsi così tanti personaggi diversi e adorabili, che ho deciso di fare una classifica dei miei preferiti. Devo premettere che non ho giocato i capitoli dal 1 al 6, quindi magari non vi sorprendete se non troverete in clasifica neanche uno dei personaggi di questi capitoli. Scelta veramente difficile, ho dovuto lasciar fuori dalla classifica personaggi come Gidan e Garnet di “Final Fantasy IX”, Tifa e Vincent di “Final Fantasy VII”, Basch e Fran di “Final Fantasy XII”, Rinoa e Laguna da “Final Fantasy VIII”, Lightning e Hope di “Final Fantasy XIII” ma questi sono sicuramente i personaggi che mi hanno lasciato qualcosa nel cuore e che da lì non è più andato via.

10) Ashe di “Final Fantasy XII”

La coraggiosa principessa ed erede al trono di Rabanastre è il personaggio che più mi ha colpito nel dodicesimo capitolo. Una che ne ha passate tante come lei dovrebbe esser crollata psicologicamente, come anche hanno fatto credere nella storia. E invece la principessa Ashe è una guerriera coraggiosa che va avanti nonostante tutto e che cerca di riconquistare il posto che le spetta di diritto, combattendo contro i suoi fantasmi del passato enon cadendo nella tentazione di volere il potere a tutti i costi.

9) Paine di “Final Fantasy X-2”

A molti il sequel di “Final Fantasy X” ha fatto storcere il naso, secondo me invece è un gioco abbastanza riuscito, anche perchè ci ha regalato il meraviglioso personaggio di Paine. Bella e misteriosa, fatale e coraggiosa, è uno dei personaggi di qualunque capitolo dotato di un sarcasmo davvero niente male. Oltre ad essere fisicamente molto forte, il suo passato è avvolto nel mistero e lo sviluppo della storia del gioco ti fa capire alcune cose di lei, che non puoi far altro che amarla incondizionatamente.

8) Squall di “Final Fantasy VIII”

A me i personaggi pieni di conflitti interiori son sempre piaciuti e Squall dell’ottavo capitolo ne ha quanti volete. La cosa bella è che, nonostante le sue risposte e i suoi atteggiamenti non sprizzino simpatia da tutti i pori, è impossibile non affezionarsi subito a lui fin dai primi momenti di gioco. La sua vita molto complessa e tormentata troverà il suo vero significato nell’amore, facendogli compiere una delle evoluzioni più riuscite dell’intera saga.

7) Noctis di “Final Fantasy XV”

Il principe di nero vestito del quindicesimo capitolo è stato una vera scoperta. Nonostante l’aspetto dark è in realtà un ragazzo che ama la vita. Il senso di amicizia che lo lega ai suoi compagni di viaggio è davvero da ammirare, così come il suo passaggio da ragazzo a uomo. In fondo è un po’ la parabola di ognuno di noi, che all’improvviso ci svegliamo già grandi sentendoci il peso delle responsabilità sulle spalle.

6) Auron di “Final Fantasy X”

L’enigmatico guardiano del decimo capitolo è uno dei personaggi che più amato in quell’avventura. Oltre ad essere indubbiamente molto forte, è anche uno dei personaggi più complessi della storia, avendola già vissuta tempo addietro e vivendo nel costante rimorso di non aver potuto fare di più. Cercare di riscattarsi soprattutto per se stessi è qualcosa che ognuno di noi dovrebbe fare almeno una volta nella vita.

5) Yuna di “Final Fantasy X”

Ma più di Auron nel decimo capitolo ho amato la protagonista Yuna. La sua apparente fragilità nasconde una volontà di ferro, che non si cta alle imposizioni dei poteri forti e decide di voler cambiare non solo il suo destino ma quello di tutto il mondo, per poter dare a tutti la possibilità di vivere liberamente. Una rivoluzionaria come non poche e ho particolarmente apprezzato la sua evoluzione nel sequel.

4) Aerith di “Final Fantasy VII”

Come si fa a non amare Aerith? La bella e coraggiosa fioraia di “Final Fantasy VII” è uno spirito libero, che vede sempre quanto di buono c’è da cogliere in questo mondo. La sua positività va di pari passo col suo spirito di sacrificio ma nonostante questo Aerith vive la sua vita con passione e serenità. Non è un caso che sia uno dei personaggi della saga più amati di sempre.

3) Fang di “Final Fantasy XIII”

Siamo sul podio e al terzo posto per me c’è Fang del tredicesimo capitolo. La bella e potente guerriera che ha uno spiccato senso del dovere per me riesce a rubare la scena alla protagonsta Lightning: dietro la sua scorza dura nasconde un animo nobile e gentile e l’amicizia è di sicuro uno dei valori che per lei conta di più. L’affetto che la lega a Vanille è uno dei più veri e sentiti e il giocatore non può che sentirsi coinvolto da tale unione, più di quello di tante altre storie d’amore apparse nei vari capitoli.

2) Cloud di “Final Fantasy VII”

Quando nel 1997 ho giocato per la prima volta a “Final Fantasy VII” mi sono calato nei panni di Cloud Strife. All’epoca non sapevo bene in cosa mi stessi imbattendo ma, man mano che passavano le ore di gioco, mi sentivo sempre più legato a questo personaggio e volevo capire di più della sua storia, del suo passato, dei suoi problemi e delle sue paure. Cloud è forse l’eroe per eccellenza di qualunque capitolo della saga e il suo essere così distaccato dagli altri non fa altro che farci avvicinare a lui per fargli sentire che non è solo. La medaglia d’argento va a lui.

1) Vivi di “Final Fantasy IX”

La medaglia d’oro per me va di diritto a Vivi di “Final Fantasy IX”. Il bimbo con il dono della magia nera è forse il personaggio più complesso di qualunque capitolo della saga. Le sue domande esistenziali, il suo continuo interrogarsi sul senso della sua vita, il suo cercare una risposta a chi sia veramente lo rendono incredibilmente vero. La sua apparente fragilità nasconde un animo forte e coraggioso e la sua giovane età dovrebbe essere da insegnamento a tanti bimbi, che spesso preferiscono fare i capricci per ottenere ciò che vogliono. Adoro Vivi, vorrei tanto aver avuto quando ero piccolo il suo coraggio e la sua determinazione, forse avrei avuto un’infanzia più serena e mi sarei voluto bene di più.

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The Falcon and the Winter Soldier

Sei mesi dopo aver riportato sulla Terra la popolazione mondiale scomparsa, Sam Wilson alias The Falcon (Anthony Mackie) e Bucky Barnes alias il Soldato d’Inverno (Sebastian Stan) devono fronteggiare una nuova minaccia terroristica, capeggiata dalla giovane Karli (Erin Kellyman). Ad aiutarli in questa impresa ci sarà anche Helmut Zemo (Daniel Brühl), che viene ancora braccato da Ayo (Florence Kasumba) che vuole riportarlo a Wakanda. Intanto viene scelto il nuovo Capitan America, si tratta di John Walker (Wyatt Russell).

“The Falcon and the Winter Soldier” è una miniserie tv statunitense del 2021 creata da Malcolm Spellman e fa parte del Marvel Cinematic Universe. Al pari della precedente miniserie “Wandavision”, gli eventi di “The Falcon and the Winter Soldier” si svolgono dopo quelli del film “Avengers: ending game” e l’evento da cui partono le vicende della miniserie è il Blip, cioè il momento in cui più della metà della popolazione mondiale viene riportata in vita dopo 5 anni. Tale evento però ha avuto delle conseguenze sia su chi è tornato e che fa fatica a ricominciare in una società di cui non faceva più parte, sia per chi è rimasto e che stava andando avanti in un mondo con un assetto totalmente nuovo. Da qui va da sè che le motivazioni che muovono i personaggi, sia nel bene che nel male, sono molto radicate e sentite, facendo sì che siano perennemente tormentati dalla frustrazione e da un senso di inadeguatezza, primo fra tutti il personaggio di The Falcon, che non si sente adatto a raccogliere l’eredità di Capitan America. Da qui nella miniserie viene introdotto anche la questione razziale: mi ha colpito molto la consapevolezza del protagonista che gli Stati Uniti ancora non siano pronti per un supereroe nero che rappresenti l’intero Paese. E mi ha colpito soprattutto perchè gli occhi dell’attore Anthony Mackie erano davvero consapevoli che tale affermazione purtroppo non è circoscrivibile solo alla fiction ma è la triste e dura realtà. Le avventure fantastiche degli Avengers non si scontrano più con cattivoni crudeli e megalomani che arrivano dallo spazio profondo, bensì coi problemi delle persone vere che li toccano pure da vicino, come i prestiti negati dalle banche, rendendoli molto più umani di quanto in realtà riuciamo a vedere sullo schermo.

Di sicuro i personaggi di “The Falcon and the Winter Soldier” rappresentano il vero successo di questa miniserie. Le loro frustrazioni, il loro senso di inadeguatezza, i loro dubbi svelano tutte le loro debolezze di esseri umani, facendoceli sentire più vicini di quanto non lo siano in realtà. Gli interpreti dei film precedenti riprendono i loro ruoli, in particolare ho apprezzato proprio Anthony Mackie, di solito relegato in seconda fila nelle pellicole Marvel ma qui assoluto e fantastico protagonista. Ritroviamo con un look decisamente migliorato Sebastian Stan nel ruolo del Soldato d’Inverno, sempre più in lotta coi suoi fantasmi del passato, ritroviamo anche Daniel Brühl, frose il migliore da un punto di vista interpretativo, Emily VanCamp nei panni ambigui di Sharon Carter. Vorrei spendere anche due parole sul personaggio dell’antagonista principale e cioè karli interpretata dalla giovane Erin Kellyman. Di solito siamo abituati ai cattivi che non sono mossi da vere e valide motivazioni ma solo da deliri di onnipotenza e pura perfidia: ecco, in “the Falcon and the Winter Soldier”, per quanto si faccia il tifo per i buoni, le motivazioni che spingono il gruppo dei Flag Smashers sono più che valide, facendoceli vedere più come martiri che come veri antagonisti. Dal punto di vista tecnico, gli effetti speciali e sonori giocano un ruolo importante anche se non decisivo. Le musiche sono state firmate da Henry Jackman, famoso per aver curato le colonne sonore dei film dedicati a Capitain America, quelle dei film Disney “Ralph Spaccatutto, Ralph Spaccainternet” e “Big Hero 6” e quelle di tanti altri film come “X-Men: l’inizio” e “Pokemon: detective Pikachu”.

Le 6 puntate di “The Falcon and the Winter Soldier” sono state caricate sulla piattaforma Disney+ da metà Marzo 2021, riscuotendo un buon successo sia di critica che di pubblico. A differenza di “Wandavision”, decisamente più originale come tipologia e trama, “The Falcon and the Winter Soldier” è più in linea con lo stile classico dei film dedicati agli Avengers. Se siete fans della saga di questi supereroi, comunque vi consiglio davvero di non perderlo, sia perchè fornisce nuovi eventi che di sicuro condizioneranno i film a venire sia perchè ne vale davvero la pena. Davvero bello.

Voto al telefilm: 8+

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Underwater love

Da circa un paio di mesi sta spopolando nelle radio e nelle classifiche dance “Underwater love”, il brano nato dalla collaborazione tra i dj e produttori Alok, Timmy Trumpet e LA Vision. Il testo, non particolarmente impegnativo, parla di un amore forse non corrisposto e quindi tenuto nel profondo. Il punto di forza di “Underwater love” in realtà è la melodia, molto orecchiabile e che ti resta subito in testa al primo ascolto. I tre produttori, pur avendo stili completamente diversi, sono riusciti a creare un pezzo davvero esplosivo, tanto che in poche settimane il brano, pubblicato a Febbraio 2021, ha raggiunto in pochi giorni 2 milioni di ascolti su Spotify. Al momento non è stato creato un video per “Underwater love”, esiste solo un lyric video creato al computer che comunque rende bene l’idea del brano. Probabilmente ce la porteremo per tutta l’estate.

Voto alla canzone: 7

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Ratchet e Clank

Il Lombax Ratchet vive sul pianeta Veldin e vorrebbe entrare a far parte dei prestigiosi Ranger Galattici. Una sera si imbatte in Clank, un guerrabot difettoso che è fuggito dalla fabbrica del presidente Drek, il leader della malvagia razza dei Blarg. Clank informa Ratchet dei perfidi piani di Drek sull’eliminazione dei Ranger: è l’occasione per Ratchet di dimostrare il suo valore e salvare l’intera galassia, quindi si presenta presso il capitano Copernicus Qwark per essere arruolato.

“Ratchet e Clank” è un videogioco prodotto nel 2016 dalla Insomniac Games ed è un reboot dell’omonimo gioco del 2002, al quale io non ho mai giocato; inoltre si basa anche sul film dello stesso anno, dal quale prende anche alcuni filmati. “Ratchet e Clank” è un platform adventure in cui ci caleremo nei panni di Ratchet per la gran parte della storia e qualche volta in quelli del piccolo robot Clank. L’avventura si divide in due grandi punti: da un lato l’esplorazione dei pianeti che visiteremo e dall’altro i combattimenti con le creature ostili che incontreremo. Inoltre sono presenti anhe dei rompicapo che dovremo risolvere, alcuni li ho trovati un po’ troppo complicati ma comunque nulla di così impossibile da affrontare. Inoltre avremo a disposizione un intero arsenale da combattimento con armi da potenziare attraverso un minerale raro, che troveremo strada facendo o che potremo ricevere come premio sconfiggendo i nemici. Non mancano i minigiochi come la gara di overboard, davvero niente male, o la raccolta di carte nascoste, che ci serviranno per acquistare una potente arma, o la raccolta di giganteschi bulloni dorati, utili per sviluppare potenziamenti e trucchi.

Di sicuro quel che più mi ha colpito di “Ratchet e Clank” è stata l’incredibile grafica molto dettagliata nonchè molto colorata, una vera gioia per gli occhi. Un po’ poco approfonditi dal punto di vista psicologico i vari personaggi ma del resto stiamo parlando di un platform, lo svisceramento introspettivo dei protagonisti non è di solito un elemento richiesto da chi gioca a questo genere di videogame. Molto belle le futuristiche e molto pop musiche firmate da Michael Bross. Nel doppiaggio originale la voce di Ratchet è fornita da James Arnold Taylor, lo ricordiamo cone doppiatore di Tidus in “Final Fantasy X”, ma il videogioco vanta anche aluni ospiti d’onore come Rosario Dawson, Paul Giamatti e Bella Thorne; nel doppiaggio italiano va ricordato che Ratchet è doppiato da Alessandro rigotti, doppiatore di cartoni e videogiochi come “Resident Evil”, e menzione speciale per Pietro Ubaldi, che presta la voce al pestifero robottino guerrafondaio Mr. Zurkon. 

“Ratchet e Clank” è stato distribuito nel 2016 dalla Sony Computer Entertainment per Playstation 4, divenendo uno dei giochi più venduti per questa piattaforma. Io l’ho scoperto con molto ritardo, scaricandolo come gioco gratuito dal Playstation Store. Non giocavo ad un platform da tantissimi anni, anche perchè è un tipo di videogame che non mi fa davvero impazzire, ma devo dire che sono rimasto piacevolmente impressionato da “Ratchet e Clank”. Un nuovo episodio sarà rilasciato a breve per la Playstation 5 e credo che sarà uno dei titoli che vorrò avere quando e se la comprerò.

Voto al videogioco: 8+

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Go Dawn

Per la rubrica “I giochi in scatola” questa volta non vi parlerò di un gioco di società bensì di uno di abilità o di santa pazienza: “Go Dawn”. Altro non era che il gioco del domino, con la differenza che al posto delle tessere c’erano dei piccoli mattoncini colorati, inoltre le confezioni contenevano alcuni oggetti per rendere più spettacolari le cadute. C’erano tre versioni di “Go Dawn”: quella base, di cui non ricordo il numero di pezzi, quella da 300 e quella da 600, la più completa. Ho veramente poche informazioni a riguardo, nonostante io lo abbia avuto, ma ricordo solamente che in Italia è stato distribuito dalla Giocadag agli inizi degli anni ’80, non ricordo bene l’anno, forse il 1982. La cosa che divertiva di più di “Go Dawn”, o forse ti faceva sbraitare di più, era il fatto che i mattoncini potevano cadere mentre stavi elaborando il percorso, quindi si doveva ricominciare tutto da capo, insegnadoti anche a parlare in altre lingue morte come l’aramaico o il sumero. Scherzi a parte, alla sua uscita “Go Dawn” in Italia ha avuto un grandissimo successo commerciale anche grazie a un riuscito spot con una canzoncina che ti rimaneva in testa. Il successo di “Go Dawn” però è stato molto breve, perchè dopo uno o due anni non si è visto più lo spot in tv e sugli scaffali le confezioni erano sparite. Ad oggi è reperibile solo on line nei siti degli appassionati del genere. Non so quanti di voi lo ricordino, io ci ho giocato tanti pomeriggi, ovviamente è andato distrutto e i pezzi sparsi per tutta casa, che ovviamente non ho più ritrovato.

Voto al gioco: 7+

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The look of love

Nuovo appuntamento con la rubrica “Madomania” e oggi è il turno della canzone “The look of love”. Terzo singolo estratto dalla colonna sonora del film “Who’s that girl” del 1987. Scritta da Madonna e Patrick Leonard, “The look of love” è una delle balladpiù riuscite dell’intera discografia della signora Ciccone ed è caratterizzata da una serie di percussioni, che fungono da colonna portante per quel che riguarda la parte strumentale. A livello di testo “The look of love” parla dell’amore e di ciò che può insegnarci, soprattutto quando una storia è finita. Ad ispirare Madonna è stato il film “La finestra di fronte” di Hitchcock, in particolare il modo in cui l’attore James Stwart guardava Grace Kelly: Madonna ha dichiarato che era quello il modo in cui avrbebe voluto essere guardata da chi l’amava. Il singolo di “The look of love” è stato pubblicato solo in Europa e in Giappone, arrivando in alcuni Paesi ai piani alti delle classifiche, in Italia purtroppo andò malissimo; due anni dopo la canzone è stata usato come lato b del 45 giri di “Express yourself”. La critica ha sempre adorato questa canzone di Madonna, definendola uno dei suoi lavori più sottovalutati, cosa che invece non hanno mai pensato i sui fans, che ‘hanno sempre amata da morire, me compreso.

Il video di “The look of love” è un montaggio di vari spezzoni del film “Who’s that girl”. Vista la bellezza della canzone, non sono assolutamente d’accordo con tale scelta, per me avrebbe meritato un video realizzato su misura. “The look of love” è sicuramente una delle ballad più belle della signora Ciccone e a distanza di quasi 35 anni dalla sua uscita ne sono ancora più convinto.

Voto alla canzone: 8,5

Voto al video: 3

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In caduta libera dal cielo

Dopo giorni di fremente attesa, raccomandazioni a restare a casa e calcoli di precisione su tutto il territorio italiano, il famoso razzo della Cina in caduta libera sulla Terra è precipitato nel bel mezzo dell’Oceano Indiano vicino alle Maldive, praticamente a pochi chilometri da Guidonia dove vivo. E io che ieri sera avevo anche ritirato il bucato!

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Tuttapposto

Da pochi giorni è uscito “Tuttapposto”, il nuovo singolo di Giordana Angi in duetto con la mitica Loredana Bertè. Scritta da Giordana Angi, Loredana Bertè, Antonio Iammarino e Zef, “Tuttapposto” è il terzo singolo estratto dal disco “Mi muovo” della Angi in uscita la settimana prossima. Devo fare una premessa: esclusa Annalisa e Giulia Ottonello, ho una repulsione per i cantanti che sforna il talent show “Amici”, a cui la Angi ha partecipato qualche anno fa classificandosi seconda. Devo essere onesto: rispetoo ai suoi precedenti ed inascoltabili lavori, questo è una vera botta di vita e si preannuncia ad essere un vero e proprio tormentone estivo. Il testo parla di vivere il momento, di mordere la vita, una sorta di “carpe diem”, tema di cui molti artisti abusano da quando un certo film è uscito in sala anni fa. Tutto sommato però la canzone non è la solita lagna della Angi e la sua voce risulta stranamente gradevole, mentre su Loredana Bertè non ho proprio nulla da dire, se non che riconferma il suo straordinario talento cantando con il suo inconfondibile stile. Al momento non è stato girato alcun video e la canzone non mi ha convinto del tutto ma probabilmente per un mio pregiudizio: vedremo se col tempo riuscirò a farmelo passare e ad apprezzare di più il brano.

Voto alla canzone: 5

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