Scatti unici al mondo

Barbara D’Urso, Valeria Marini e Francesca Cipriani in un unico scatto: se ci si mette d’impegno, si riesce a fotografare il vuoto cosmico.

Annunci
Pubblicato in Stupidiario | Lascia un commento

Avicii

I post di cordoglio son quelli che non amo fare per ovvi motivi. Preferirei non farli proprio quando ad andarsene via sono chi era ancora troppo giovane, come nel caso di Avicii, il famoso dj e produttore svedese morto oggi a soli 28 anni. Non ero un suo grandissimo fan ma è indubbio che Avicii è stato non solo un grandissimo dj ma anche un ragazzo amato in tutto il mondo. Questo forse perchè le sue canzoni riuscivano ad arrivare ai ragazzi che ballavano, quindi non era solo una serie di bpm e suoni ma una vera e propria melodia che ti prendeva l’anima. Non so come Avicii sia morto, non so il perchè: so solo xhe dei genitori piangono un figlio che se n’è andato via troppo presto. E nonostante tutto si goduto la vita assaporando il successo ma soprattutto l’amore di milioni di ragazze e ragazzi.

Pubblicato in Musica | Lascia un commento

I miei dischi italiani preferiti

Necessitavo di fare questa classifica già da molto tempo e credo che oggi sia il giorno più adatto. La musica italiana ha sempre influito sulla mia formazione musicale e questi album ne sono la testimonianza. In fondo non sono tantissimi i dischi italiani che mi hanno fatto impazzire, avendo sempre preferito la musica straniera, ma questi 10 dschi sono per me fondamentali, soprattutto il primo in classifica. Purtroppo ho dovuto escluderne altri, come “Asile’s world” di Elisa “Nord Sud Ovest Est” degli 883, “Ritorno al presente” di Paola Turci, “Traslocando” di Loredana Bertè, fondamentali anche loro per me ma questi 10 hanno la priorità assoluta.

10) Cicale e company – Heather Parisi

Vi sembrerà strano ma per me “Cicale e company” di Heather Parisi del 1981 ha rappresentato un episodio importante. Come tutti i bambini dell’epoca, ero affascinato da Heather e dalle sue canzoni, che eseguiva in tv con mirabolanti coreografie. Ma questo disco, riascoltandolo a distanza di anni, è molto di più che un una serie di canzoni dedicate agli insetti: si parlava di prostituzione e della transessualità, cose inimmaginabili per l’epoca e non di certo indicate per i bambini al di sotto dei 10 anni. Ecco perchè per me è uno dei dischi italiani più avanti di sempre.

9) Flux – Miele

Credo di essere uno dei pochi in Italia ad aver acquistato “Flux” di Miele nel 2002. Il dj napoletano mi er agià noto per il singolo “Flaconi di divertimento” di due anni prima ma quando ho sentito in radio il nuovo singolo ho deciso di prendere l’album ad occhi chiusi. Immaginatevi la mia meraviglia nell’ascoltare un sound così internazionale in un disco di musica italiana alternativa. Oltre al meraviglioso singolo “Flux” le altre canzoni non scherzano, come “Dolce” e “Musica anarchica” in duetto con Caparezza. Se non lo avete mai ascoltato, ve lo consiglio vivamente.

8) Lorenzo 1994 – Jovanotti

Beh difficile dire quale sia stato il disco più bello di Jovanotti ma credo che “Lorenzo 1994”, pubblicato per l’appunto nel 1994, sia una spanna sopra tutti, soprattutto per la varietà di canzoni e per i testi di alcuni. Oltre alle stranote “Serenata rap”, che ha accompagnato una delle estati più difficili della mia vita, “Penso positivo” e “Piove” nel disco è contenuta anche la dolcissima “Io ti cercherò”, che ad oggi mi si strozza un nodo in gola se provo a cantarla. Non sono molti i dischi che hanno su d me questo effetto.

7) Stato di necessità – Carmen Consoli

“Stato di necessità” dal 2000 è il disco che mi ha fatto scoprire il mio amore per Carmen Consoli. Avevo già acquistato il precedente “Mediamente isterica” ma questo disco per me è stato davvero una scoperta dell’universo della cantantessa catanese. Sonorità raffinate e poliedriche, testi che spaziano nella mitologia greca e hit fenomenali come “Parole di burro”,”Orfeo” e “L’ultimo bacio”. A mio avviso il disco migliore di Carmen, anche se non ho mai ascoltato “Elettra”, a detta di molti il suo capolavoro.

6) Okumuki – L’Aura

L’Aura è una delle artiste italiane più internazionali e poliedriche del nostro panorama musicale e il suo disco di debutto “Okumuki” del 2005 è davvero un capolavoro, anche se metà dei brani sono in italiano e l’altra metà in inglese. Poi a questo disco è legato anche un ricordo in particolare: un concerto di L’Aura a piazza del Plebiscito a Napoli mentre cantava “Today” in una delle estati più belle della mia vita.

5) Inno – Gianna Nannini

La grandissima Gianna Nannini nel 2013 ha pubblicato “Inno”, per me il suo disco migliore mai realizzato. Una serie di canzoni romantiche e mature al tempo stesso ed è stato un regalo di mia sorella Francesca per il mio compleanno e penso sempre a lei ogni volta che lo ascolto, visto che abitiamo lontani. Per me la traccia migliore è “Indimenticabile”, vero pugno allo stomaco ma anche la canzone più bella della Nannini in assoluto.

4) Blue’s – Zucchero

Se non avete mai ascoltato “Blue’s” di Zucchero dal 1987 dovete correre immediatamente ai ripari. Uno dei dischi italiani più belli di tutti i tempi, con una serie di hit che a distanza di più di 30 anni fanno ancora cantare tutto il Paese: pensate a “Con le mani”, “Pippo”, “Non ti sopprto più”, “Solo una sana e consapevole libidine” e “Senza una donna”. Zucchero con questo disco ha davvero dimostrato di essere un artista italiano di altissimo livello, portando la musica del nostro Paese a un nuovo livello, diventando uno dei bluesman italiani più apprezzati anche all’estero. Non è cosa da tutti, eh.

3) Psychobeat – Delta V

Eccoci al podio e la medaglia di bronzo se la aggiudica “Psychobeat” dei Delta V dal 1999. Il panorama musicale italiano alternativo spesso offre dei veri e propri capolavori e “Psychobeat” per me ne è un esempio, visto che lo associo a un cambiamento che è stato fondamentale nella mia vita. Oltre al singolo “Sul filo”, per me una delle mie canzoni italiane preferite in assoluto, svettano anche altri pezzi come “Marta ha fatto un sogno” e “Il primo giorno del mondo”, che conferiscono assieme agli altri pezzi un respiro più rock rispetto al trip hop a cui i Delta V ci hanno abituato. Stanno per tornare anche loro fnalmente con un nuovo disco ma il mio amoreper “Psychobeat” resta ben saldo.

2) Un uomo in blues – Pino Daniele

Io amo tutti i dischi di Pino Daniele ma, se dovessi scegliere il mio preferito fra tutti quelli che ha pubblicato, direi subito “Un uomo in blues” dal 1991. Per me rappresenta il disco che mi ha fatto davvero apprezzare con piena maturità il talento e l’anima di Pino Daniele, visto che i lavori precedenti non sono mai riuscito ad apprezarli in pieno perchè ero troppo piccolo io. E a riascoltarlo a distanza di quasi 30 anni posso affermare di non essermi mai sbagliato, perchè in quelle sonorità c’è il vero Pino Daniele, c’è il suo romanticisimo, c’è il suo essere napoletano, uomo del sud e soprattutto italiano proiettato in un mondo, dove tutti sono cittadini legati fra di loro dall’amore della musica. Per questi motivi “Un uomo in blues” si aggiudica la medaglia d’argento.

1) Psychodelice – Meg

In cima al podio la medaglia d’oro brilla per “Psychodelice” della mia amatissima Meg dal 2008, che proprio in questi giorni compie 10 anni dalla sua pubblicazione. Il disco non solo ha avuto il pregio di far sì che Meg diventasse la mia cantante italiana preferita in assoluto ma per me rappresenta anche un pegno d’amore, un regalo che mi è stato fatto con la consapevolezza che l’amore è davvero una delle cose più belle che ci possa capitare nella vita. E anche quando tutto è finito, vedere quella copertina e ascoltare quelle tracce ti fa pensare che in fondo nella tua vita qualcosa di buono c’è stato, anche se ti si stringe un nodo in gola. Disco dall’ampio respiro europeo, “Psychodelice” per me è un vero capolavoro non solo di Meg ma anche della musica italiana in generale.

 

 

Pubblicato in Le mie top ten | Lascia un commento

Quanto basta

Arturo (Vinicio Marchioni) è uno chef che deve svolgere ore di servizio sociale presso una comunità per scontare una pena per aggressione. Si imbatte in una serie di ragazzi con sindrome di Asperger fra i qualsi spicca Guido (Luigi Fedeli), che sembri avere un grande talento in cucina. Guido si iscrive ad un concorso per giovani chef e chiede ad Arturo di fargli da tutor.

“Quanto basta” è una commedia diretta da Francesco Falaschi (“Last minute Marocco”) calata da un lato nel mondo della cucina e dall’altro in quello dell’autismo. La storia, curata fra gli altri dallo stesso Falaschi, viaggia su binari paralleli: da un lato Arturo, chef caduto in disgrazia con desiderio di rimettersi in carreggiata, e dall’altro Guido, interpretato da uno straordinario Luigi Fedeli e che vuole emergere nel mondo della cucina per poter dire di avercela fatta. L’incontro fra i due porterà a una serie di situazioni divertenti, senza mai esagerare, e che ci fanno pensare alla riscoperta delle cose vere, sia per quel che riguarda la cucina, ridotta ormai a uno sterile business modaiolo, sia per quel che riguarda i veri rapporti fra le persone, come ci ricorda il personaggio di Celso interpretato da un grandissimo Alessandro Haber. Il tutto condito dalla colonna sonora di Paolo Vivaldi, che accompagna i momenti del viaggio dei due protagonisti. Un film impegnato ma non impegnativo, che ci fa capire che in fondo le cose più belle della vita sono le più semplici, come il buon cibo e la vera amicizia.

Giudizio critico cinematografico: una carbonara è per sempre

Voto al film: 7

Pubblicato in I film che ho visto al cinema | Lascia un commento

L’esercito dei polemisti di quart’ordine

In questi giorni ci sono due polemiche che imperversano in rete e che mi fanno capire il grado di pochezza a cui l’umanità è arrivata. Da un lato la presenza di Jessica Notaro, la ragazza sfregiata con l’acido dal suo ex fidanzato e che al momento è in tv come concorrente a “Ballando con le stelle” e dall’altro la campionessa paraolimpionica Bebe Vio, presente sul settimanale “Topolino”. Selvaggia Lucarelli sulla sua pagina Facebook ha spiegato che gli avvocati dell’ex fidanzato di Jessica avrebbero impedito a lei e alla Bruzzone di parlare con Jessica. Molti invece contestano la presenza di Bebe sul famoso settimanale, perchè un vip non dovrebbe starci. In entrambi i casi ho capito che la gente veramente non ha di meglio da fare. Sia Jessica che Bebe sono due esempi da portare in alto per tutti, perchè sono la prova vivente che, quando la vita ti mette a dura prova, possiamo fare di tutto pee risollevarci e andare avanti nel migliore dei modi. Per quel che riguarda gli avvocati dell’ex di Jessica, immagino non sia facile difendere un chiaro colpevole ma del resto è il loro lavoro, che non mi sembra includa dire scempiaggini. Riguardo alla presenza dei vip su “Topolino”, vorrei dire che ho comprato la rivista per circa 30 anni e già tre decenni fa i vip erano in copertina (Adriano Celentano, Jovanotti, Tiziano Ferro, Maurizio Nichetti, Francesco Salvi, Francesco Totti, giusto per dirne qualcuno). Inoltre la presenza di Bebe è più che adatta a un settimanale come “Topolino”, visto la gran quantità di ragazzi che lo leggono: si vede che queste persone come esempi di vita hanno avito i tronisti di “Uomini e donne”. Io pure scrivo spesso un sacco di sciocchezze ma so capire quando è il momento di starsene zitti e spegnere internet.

Pubblicato in Visto in giro... | Lascia un commento

Final Fantasy XII: the Zodiac Age

Su Ivalice va avanti da anni la guerra fra l’Impero di Archades e quello di Rozaria e fra di loro il regno di Dalmasca, che vede la sua capitale Rabanastre assoggettata al crudele principe Vayne di Archades, dopo la morte in guerra del principe Raminas e il suicidio della principessa ereditaria Ashe. Due anni dopo il ladruncolo Vaan si intrufola a palazzo per rubare un tesoro ma si imbatte nell’aviopirata Balthier e nella sua compagna viera Fran, che lo coinvolgono nelle loro avventure. Durante la fuga si imbattono nella principessa Ashe, creduta morta e che vuole restaurare il trono di Dalmasca e fermare l’avanzata della guerra.

Ho giocato a varie riedizioni per la Playstation 4 di alcuni videogiochi e non ne ho mai parlato, per il semplice fatto che non avevo granchè da dire, visto che non avevo trovato nulla di così diverso dall’originale, se escludiamo i miglioramenti grafici. Avrei qualcosa da dire su “Final Fantasy XII: the Zodiac Age”, versione rimasterizzata per la PS4 del famoso gioco della Square Enix datato 2006 e che è approdato ai giorni nostri in una veste nuova, se così possiamo definirla. Sostanzialmente la meravigliosa trama è rimasta invariata, senza aggiunta di nuove scene o di episodi che possano spiegare meglio alcune situazioni, quindi fin qui nulla di nuovo.

I miglioramenti più significativi apportati per me riguardano la sezione grafica. I modelli poligonali sono stati riadattati per la scheda grafca della nuova consolle, evidenziando ancora di più i minuziosi dettagli del mondo di Ivalice e dei sui personaggi. Dovrebbe essere stata rimasterizzata anche la splendida colonna sonora firmata da Hitoshi Sakimoto con la partecipazione del mitico maestro Nobuo Uematsu nel meraviglioso singolo “Kiss me goodbye” cantato da Angela Aki, ma io sinceramente non ho sentito tutto questo miglioramento, quindi nulla di nuovo per me da questo punto di vista.

In realtà qualcosa di nuovo c’è in “Final Fantasy XII: the Zodiac Age” ed è un elevato aumento delle imprecazioni che vi usciranno da bocca per due motivi. Il primo è il nuovo sistema di sviluppo dei personaggi. Nella vecchia edizione sulla scacchiera avevamo modo di acquisire licenze per armi e magie indistintamente per ogni personaggio, lasciandoci liberi di personalizzarlo come preferivamo. Ora ogni personaggio può sviluppare capacità proprie ed acquisire license ed armi adatte per ogni profilo come mago nero, mago bianco, guerriero, monaco, arciere e così via. Peccato però che se io voglio dare, per esempio, la katana ninja a Vaan perchè ha il valore di destrezza più alto, queste si trovano sparpagliate in varie schacchiere, quindi non potrò mai assegnargliele tutte. Il secondo motivo per cui imprecherete è che le magie e alcuni oggetti curativi non le troverete nei negozi, come se è sempre stato, ma soltanto in alcuni tesori: vi dico solo che la banale magia dispel non l’ho mai ottenuta e gli antivirus ve li potete sognare di acquistarli normalmente. Per non parlare del favolo mercante Bacnamus, che oltread essere stato collocato diversamente non ha nemmeno una delle favolosi armi o protezioni che potevamo acquistare, ve le dovete andare a cercare per tutta Ivalice, sperando in una gargantuesca botta di culo per trovarle. Vi dico solo che, non potendo potenziare ulteriormente i miei personaggi, ho disinstallato il gioco dopo le vicende del faro di Ridorana, perchè per me era completamente inutile andare avanti senza la possibilità di comprare armi o magie.

“Final Fantasy XII: the Zodiac Age” non mi è piaciuto per i motivi sopra descritti. A mio avviso se proprio si vuole fare un remaster per le nuove consolle bisogna cercare di non stravolgere il tutto, soprattutto quando si parla di titoli che hanno avuto un grande successo. Per quanto riguarda la grafica pollice in su ovviamente ma, se avete amato la meccanica di sviluppo del gioco su Playstation 2, lasciate perdere questa riedizione.

Voto al videogioco: 5-

Pubblicato in Videogiochi | Lascia un commento

Ready Player One

Anno 2045. La Terra è stretta dalla miseria, dall’inquinamento e dalla disoccupazione ma i suoi abitanti hanno trovato rifugio in Oasis, un mondo virtuale dove possono non solo svagarsi ma anche intraprendere attività ri rendimento e di istruzione. Wade (Tye Sheridan) è un ragazzo che come tutti cerca le tre chiavi su Oasis per accedere all’Easter Egg, nascosto dal creatore James Halliday (Mark Rylance) che è venuto a mancare 5 anni prima. Wade assieme ai suoi amici si impegnerà per trovarlo, anche perchè la 101, una multinazionale che controlla tutto e tutti, vuole metterci le mani su prima degli altri e prendere definitivamente così il controllo di Oasis.

“Ready Player One” è il nuovissimo e attesissimo film di Steven Spielberg (“Lo squalo”, “E.T. l’extraterreste”, “I predatori dell’arca perduta”, “Il colore viola”, “Hook”, “Jurassic Park”, “Schindler’s list”, “La guerra dei mondi”, “The terminal”, “The post”), che lo ha anche prodotto ed è una pellicola tratta dal romanzo di Ernest CLine, che vi ha partecipato anche come sceneggiatore. “Ready Player One” è un vero e proprio trionfo della cultura pop di almeno una trentina di anni, a cominciare dalla canzone “Jump” dei Van Halen che apre il film e alle millemila citazioni e riferimenti disseminati per le due ore e trenta di pellicola, attraverso le quali si alternano i generi di fantascienza, animazione, commedia e avventura. “Ready Player One” mescola sagacemente riprese tradizionali a quelle animate create con la tecnica del capture motion. Se nella prima parte vi potrebbe sembrare il solito film fracassone ricco di effettoni speciali e sonori con inseguimenti e combattimenti, vi assicuro che “Ready Player One” è molto più di questo, sviluppando una storia decisamente intrigante, che vuole essere un monito o una critica alla nostra società oramai troppo immersa in un mondo fatto di condivisioni, amicizie virtuali, numero di “like” ad ogni foto o post e che ha perso il senso della vita reale, dimenticando ciò che è davvero più importante e cioè i rapporti veri fra le persone. Il cast è ben equilibrato, anche se non di così grande effetto ma direi che hanno dato vita a personaggi difficili da non amare. La fotografia di “Ready Player One” è stata affidata a Janusz Kaminski, storico collaboratore di Spielberg, e la colonna sonora ad Alan Silvestri, che collabora con Spielberg per la prima volta, mentre gli effetti speciali sono stati affidati al premio OScar Neil Corbould. Se non lo avete ancora guardato, vi consiglio di correre al cinema di corsa.

Giudizio critico cinematografico: è una figata pazzesca!!!!

Voto al film: 8,5

Pubblicato in I film che ho visto al cinema | Lascia un commento